Calderone bis

il pensiero monta, mi ci vuole un altro calderone.

S’è rotto Paloschi ma il Parma di Bojinov e Giovinco per me resta la papabile sorpresa. Fratello Ale, che di calcio si presume ne bazzichi poco sia con gli occhi che con i piedi, vaticina il Brescia e io non lo schiaffeggio solo per affetto. Sono alla soglia dei 31 e mi consolo con un pensiero al primo – vero – Oronzo Canà e al piede fatato di Castellini, chiamato a sostituire il mio Riise cerebralmente commosso in un allenamento norvegese.

Vorrei telelavorare o in qualche modo affrancarmi. Ma, come detto, sono solo alla soglia dei 31. Sto in deriva mezzomalinconica sul passato che, quasi sistematicamente, trovo bello. O comunque decisamente più bello di quando mi faceva da presente.

In un altra vita ero fornaio, me lo stento, ed esperto di sudoku. Toccavo il pallone di sinistro come un dio. Ma ero svogliato, per questo mi hanno tagliato.

Il piccolo dorme e dovrei occuparmi della domus. E invece ballonzolo nel cazzeggio, che mi fa bene. Accrocco incontri sociali che so quasi sicuramente collideranno con il fattore tempo. Attendo con trepidazione una crisi di governo senza capire il perché, in fondo.

Mi manca Vampeta. E il compagno Alessio.

Simone

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