“Siamo stufi di essere trattati come oggetti e non come persone”. Firmato: i calciatori di Serie A.
Il calcio italiano è in rivolta: sfruttati per oltre un secolo, gli eroi inter e nazionali dicono “no”. “No” a questo sport umiliante, schiavo dei diritti televisivi e del potere dei club. Senza dimenticare i soprusi della Lega e le otto “proposte indecenti” presentate alla Figc. Ma vediamole da vicino, con l’aiuto de “Il Messaggero”: “forte variabilità dell’ingaggio legata ai risultati raggiunti, esclusività della prestazione sportiva del calciatore (evitare altre attività come moto o sci), divieto di rivolgersi a medici diversi rispetto a quelli consigliati dai club, abolizione dell’obbligo di non far allenare a parte elementi della rosa, revisioni dei limiti massimi all’importo delle multe, riforma del procedimento davanti al Collegio arbitrale, previsione di codici di condotta in ogni società e limitazione della possibilità di rifiutare la cessione (reazione ai casi Julio Baptista e Grosso)”.
L’elenco chiarisce immediatamente l’inadeguatezza delle richieste.
Soprattutto la prima desta scalpore: quale relazione potrà mai esserci fra uno stipendio e l’attività svolta sul posto di lavoro? Come si può chiedere a questi braccianti dissanguati dalle tasse di rinunciare a quel “minimo salariale” ottenuto con sudore e fatica?
Ancora: è noto come tutti i lavoratori siano incentivati dalle aziende a coltivare hobby pericolosi per la loro incolumità fisica. Perché non dovrebbero godere di questo diritto anche i calciatori (la cui attività è centrata principalmente sulle qualità intellettive) non è dato saperlo.
Ma non finisce qui: numerose ricerche effettuate sulla popolazione hanno reso evidente come il rifiuto di trasferimento da parte di operai e impiegati non abbia poi generato ripercussioni negative sulla loro quotidianità lavorativa. Viene da chiedersi, dunque, cos’abbiano questi uomini in più rispetto ai valorosi paladini della Serie A. E poi cos’è questo codice di comportamento da dover rispettare! Basta con le disuguaglianze sociali.
“La legge è uguale per tutti” ha gridato oggi quel mondo dimenticato da tutti, persino da Dio, ma non dall’Associazione calciatori che ha indetto uno sciopero di protesta per la quinta di campionato.
Bravi!
G/Gpg