Il pallone si è bucato. Fino a poco fa era sgonfio, malconcio, ma ti ci divertivi ancora parecchio. Ora è bucato, ha colpito uno spunzone della rete di recinzione e si è bucato. Quel pallone l’ho iniziato a palleggiare che era tardi, aveva già rotolato in mille campi. L’ho palleggiato e da palla medica si è trasformato in un leggerissimo Supertele. Non è lui a essere cambiato, ma le mie cosce, i miei muscoli, la mia tecnica. Quel pallone mi ha raccontato la sua malattia, l’ha fatto rotolando su fogli di carta e lasciando traiettorie d’inchiostro leggero. L’ha fatto come vorrei raccontare io la malattia o come questa dovrebbe essere raccontata, come la vita. Un morbo invincibile affrontato con coraggio e con spirito sereno. Una malattia che si è presa tutto. Anche i tardivi insegnamenti di un maestro che non mi ha mai conosciuto. Grazie Pietro Calabrese.
Gpg/lp