Buco in moto. Sto a dieci chilometri da casa e sono le otto di sera. Devo dare il cambio a mia madre con Edo, mi devo sbrigare.
Mollo la vespa e monto su un taxi.
Corso Vittorio-Torrevecchia-Corso Vittorio. Tre volte tra ieri e oggi, tre taxi drivers, tre storie.
Il primo mi da’ del pazzo perche’ ho mollato lo scooter in Centro il venerdì sera, mi considera quasi arrendevole e capriccioso e poi pero’ fa l’amicone e si propone di accompagnarmi in giro per negozi chiusi a cercare la schiuma magica da sparare nella gomma bucata.
Il secondo irrompe con un “oggi sto di merda, me sa che faccio ‘sta corsa e torno a dormi'”. C’ha la tracheite, la faringite e la tonsillite. E, dice, c’ha pure la compagna bona, una che va seguita, accontentata che poi altrimenti scappa. E allora ieri e’ uscito per forza, l’ha portata in pizzeria pure con la tosse e mo sta male. E lo sai quanto costa ‘na pizza chicco, lo sai no, so’ cinquanta euro tra ‘na cosa e l’altra. Ma e’ bona, tocca seguilla.
Poi l’ultima, un uomo della pioggia vestito da tassista.
Ha una conoscenza imbarazzante della citta’, ma non mi rivolge neanche uno sguardo. Parla da solo, c’ha un minilettore dvd con dentro”Il padrino” (giuro) e rutta. Lo ha fatto, almeno due volte. Magnifico.
SC