Il popolo egiziano riempie le piazze e si ribella contro un regime corrotto che da trent’anni detiene il potere in modo totalitario. Il rialzo dei prezzi e la crisi economica hanno dato il via alle proteste ed ai sommovimenti di piazza che dalla Tunisia si sono estesi all’Egitto e, partendo dalla rivolta del pane, sono arrivati a mettere in discussione un’intera classe dirigente, presieduta da leader autoritari ed antidemocratici. La rivolta tunisina si è risolta con la repentina fuga di Ben Ali, quella egiziana sta andando avanti tra repressioni, sangue e tanta voglia di conquistare una nuova e insperata libertà.
Anche in Italia è in atto una crisi economica gravissima che ha spinto verso il basso i consumi delle famiglie, ha innalzato i livelli di disoccupazione, soprattutto giovanile, attanagliando il Paese in un clima di sfiducia che non si avvertiva da tempo. Per far fronte ai problemi del Paese, i nostri governanti hanno coniato una nuova politica economica: il “bunga bunga”. Sarà pur vero che la sfera privata dovrebbe rimanere tale, ma quando ci sono di mezzo delle minorenni che prendono soldi dal Capo del Governo (di cui possiedono anche il numero di cellulare); una igienista dentale che diventa Consigliere regionale perché ha con lui un rapporto affettivo (così ha dichiarato ai giudici) e si sdebita anche gestendo un complesso residenziale per il soggiorno delle intrattenitrici da inviare alla sua Corte (pare con annessi 12 Kg. di cocaina trasportati nella macchina da lei prestata al compagno e trovati in un box del complesso dell’Olgettina); funzionari di Polizia pagati dallo Stato, e quindi dai cittadini, che si prestano a tale servizio, forse, la faccenda si fa più pubblica che privata. E così il pubblico è costretto da mesi ad interrogarsi sulle pubbliche nefandezze del Sovrano, il quale tralascia di occuparsi del pubblico interesse del Paese per dedicarsi alla sua privata difesa con tutte le armi che ha a disposizione. All’epoca di Machiavelli non esistevano ancora le televisioni e la stampa era piuttosto giovane, però la menzogna ripetuta, furbizie e corruzioni che consentano di mantenere il potere, cortigiani scaltri d’ingegno e furberie a servizio, magari sotto scacco della legge per tenerli sotto controllo e per poterli scaricare nel momento opportuno, erano doti essenziali: Virtù che il Principe doveva possedere per rafforzare il proprio potere. E mantenerlo nel tempo. Il nostro Principe, però, ha anche un cuore generoso e quindi si prodiga per salvare le Relazioni Internazionali, intervenendo in prima persona per salvare la “nipote” del Rais egiziano dalle perfide trame della questura. E “convince” i cortigiani della sua buona fede, facendogli votare contro la richiesta di autorizzazione a procedere inviata dalla Procura della Repubblica di Milano alla Camera dei Deputati. Sarà per questa “amicizia di famiglia” che il Principe continua a difendere il Faraone, mentre due milioni di egiziani e la maggior parte dei governi occidentali, compresi i vecchi amici americani, lo invitano a dimettersi? Oppure sono le affinità che li uniscono nel non volersi fare da parte e proseguire nella gestione del Potere? Mentre le tv di mezzo mondo inquadrano la folla che insorge calpestata da auto impazzite e sotto il tiro dei cecchini, la tv di stato egiziana proietta immagini di piazze deserte, dove poche persone sfilano tranquille. Il Rais interviene con video-messaggi, spiegando che non si dimette per il bene del Paese che altrimenti cadrebbe nelle mani dei Fratelli Musulmani, che dall’altra parte del Mediterraneo prendono le sembianze di pericolosi bolscevichi filo-sovietici. A proposito di comunisti, i vecchi Regimi dell’Europa orientale somigliano molto agli odierni autoritarismi Nord africani. Sia per aver conservato a lungo il potere mantenendo la stabilità interna e soffocando le differenze tramite la repressione e il diniego delle libertà fondamentali, sia per il fatto che l’oligarchia al comando si è arricchita avvalendosi di un sistema corrotto che ha concentrato nelle mani di un ristretto numero di persone denaro, potere e consenso. Un consenso che si è sgretolato quando la gente ha raggiunto il culmine della sopportazione e, finalmente, ha detto basta.
Molti giornali stranieri che osservano da vicino le vicende di casa nostra si domandano come mai gli italiani ancora non ne abbiano abbastanza. Certo, la situazione non è paragonabile ai paesi di cui abbiamo parlato. Se non altro lì veline e affini non detengono ruoli governativi, direbbe qualcuno. In realtà, la libertà di cui godiamo ci è sufficiente e il nostro interesse alla partecipazione politica è sempre più basso. Le vicende che riguardano il Premier sono talmente tante e colorite che sembrano più catalogabili nel genere “commedia” o “romanzo” che o appassionano, come a qualcuno appassiona il gossip, o proprio non interessano più. E poi lui è un artista nel trasformare ogni cosa che gli accade in un referendum pro o contro la sua persona, giocando sui soliti temi della persecuzione giudiziaria e dell’accanimento mediatico. Dall’altra parte, le opposizioni non sembrano in grado di organizzare un’alternativa valida, anzi, cadono vittime sull’altro campo che il Cavaliere ama: il rettangolo verde. Sì, perché oltre che per i calciatori, ultimamente si aprono finestre di mercato anche per giornalisti, veline e parlamentari, appunto.
Di fronte a tale decadenza morale e istituzionale, il popolo italiano è rimasto finora per lo più silente, quasi assuefatto. Qualcosa, comunque, si sta muovendo. Lo scorso febbraio in 10mila hanno chiesto al Premier le dimissioni durante la protesta promossa da Libertà e Giustizia al Palasharp di Milano, dove sono stati applauditi, tra gli altri, Roberto Saviano, Umberto Eco e Zagrebelsky. Contemporaneamente Roma si svegliava con 150 “statue parlanti”, come ai tempi di Pasquino, che esprimevano la loro indignazione nei confronti di un sistema che ha abbandonato l’etica per abbracciare il piacere della dissoluzione, invitando la popolazione ad esprimere il proprio dissenso ed a scendere in piazza a fianco delle donne nella grande manifestazione del 13 febbraio. Perché, pur cercando di dimostrare che “Rubygate” e “Bunga Bunga” non contengano nulla di rilevante a livello penale non è concepibile che chiunque (in generale), e chi presiede le istituzioni a qualunque livello (in particolare), sia dedito a comportamenti ed abitudini che mortifichino la dignità della donna e infanghino il decoro dello Stato.
Andrea S.