quella di ieri, tra le 3 e le 7 del pomeriggio.
la metro affollata. A Lepanto salgono tre mezze età, due maschili e una femminile, di Milano. Poi scoprirò che lavorano nell’informatica. Siamo tanti in vagone. Uno dei tre fa agli altri … ora mi zippo, così stiamo meno stretti. Mi fa anche ridere, ma sento una distanza incolmabile.
Proseguo verso Termini, comitiva sterminata di russi, nell’ordine bruttarelli, felici e spaesati… l’unica veramente lucida è la guida, nell’ordine giovane ma non troppo, carina ma non troppo, convinta ma non troppo… la comitiva deve scendere e lei ripete mantrica piscia dame piscia dame, che vorrà dire una roba tipo colonna unita o non disperdiamoci oppure veloci o ancora presto che il treno riparte. Mi viene da ridere, ma sento una distanza incolmabile. E anche un po’ di tristezza.
A via Marsala ci sono mister G, i miei dieci minuti di ritardo e un motorino. Si va al Verano, cimitero. Un paio d’ore per raccogliere suggestioni e scambiarsi un sì letterario. Sento una vicinanza incolmabile, bellissima
geometrie, asimmetrie, sconnessioni, ripetizioni. Un’apetta che tira la terza. Silenzi, rumori, fiori finti, citazioni, punti esclamativi, celebrità – Due di guardia su una Punto rossa targata Ilinois, un uomo sui 50 che prende appunti sotto un cipresso vicino alla tomba di famiglia e spiega che i simboli hanno un punto di vista, un’interpretazione possibile al di là e aldilà dei significati generalmente ascritti.
Agio, disagio. Agio.
Poi ancora un caffè, un grattaevinci insistito, cento euro da steccarsi, il tabaccaio che spegne il sorriso, il motorino senza benzina e un suggerimento giusto – e non seguito – per Schalke-Inter.
Bello.
Simone