In principio fu Katy Morosky.
Il sogno era essere come lei. Certo, da adulta non si mettono i poster in camera. Però ne avevo affisso uno nel mio cuore. Battagliera, idealista, coerente fino all’autodistruzione. Quel “ma tu non molli mai, eh?” che le rivolge Robert Redford a fine film, fu eretto a bandiera, vessillo per la vita.
Poi fu la volta di Lisa Simpson.
E non scherziamo. Prima della classe, assettata di sapere, ricca di valori e in perenne lotta – persa – con la stupidità umana che la circonda. Un bimba giallognola di otto anni? Ebbene, per me fu esempio morale.
Ovviamente, ci fu la fase Holly Golightly.
Vabbè, sù, questa è scontata. Chi non ha mai sognato d’essere uscita dalla penna di Truman Capote? Esagerata, naïf, ribelle, autonoma… In transito. E il volto che le diede il cinema, in un film che non c’entra nulla con il racconto, fu quello di Audrey Hepburn. Oh, scusate se è poco.
Ed ora? Dov’è la mia bussola ora? E’ in Fanny.
La fenice di Albus Silente. Rinasco dalle mie ceneri. Più forte di prima. Sorveglio Hogwarts e il mio canto accresce il coraggio dei puri di cuore. Le mie lacrime curano le ferite. Sarò Fanny e ce la farò.
Anna Eva Laertici