badantes

badanti

ci ritroviamo sulle stesse panchine umide e sbucciate, io e le badanti ucraine
Ci scambiamo saggezze, conversiamo delle nostre stanchezze, gtra l’Est del mondo e l’est di Roma il feeling è denso.
Loro, le badanti, sfiatellano una mescola memorabile di agli e cipolle. E’ alitando che sedano le residue velleità di resistenza delle loro anziane badate.
Io, pacato, rispondo con un maglione che esala zitromax, vomitato a prima mattina da Vitto, che di medicamenti non vuole proprio saperne.
Parliamo un po’ romano, un po’ ucraino. Io naturalmente non capisco, ma a loro piace. Si chiamano tutte Olga, Zvetlana, Iolanda. E Minsk. Qualcuna si chiama pure Minsk, come la Dinamo calcistica penso, ma resto zitto.
Tra una gota rossa e un colpo di sole tardivo sulla zazzera exsovietica, ci confessiamo l’inconfessabile. Loro, si ripromettono bigiotteria meno sconcia per le uscite premio che di tanto in tanto i Padroni (i figli dei badati) concedono dopo sei giorni a pulire il culo dei loro vecchi.
Io aggiungo che sto pensando di farmi ricrescere i capelli. Per vezzo
La bruzza tira tesa e si incanala nel vialetto del parco.
Oggi è una giornata un po’ complicata, se lo dimo. E poi è già quasi buio.
Ci salutiamo.

per la foto, http://www.lastampa.it

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