Lettera all’amico sovranista (contiene turpiloquio)

Caro amico sovranista,

ho sempre più difficoltà a capirti.
Non capisco se il tuo “prima gli italiani” (e gli altri quando? Dopo o mai?) dipenda dalla mancanza di strumenti, oppure se ce li hai, ma a quel punto cambi categoria merceologica. Siccome amo essere ottimista e quindi propendo per la prima ipotesi, provo a fare un disclaimer lungo ma facile facile, perché la questione è arrivata alla rottura di coglioni del nono grado della scala Schiavone (altrimenti detta “me l’avete fatto a caramella mou” o “a peperini”).
E parto da un’ovvietà: non saranno i confini chiusi a fermare chi cerca una vita migliore.
Ecco il primo segreto che voglio regalarti: chi va via in quel modo dal suo Paese non lo fa per venire a rompere il cazzo a noi, anche perché lasciare una casa, una famiglia, una lingua è terribilmente complicato e doloroso. Te lo può raccontare qualsiasi amico che è andato a lavorare in un pub a Londra (o anche in Friuli, eh. Il romano soffre già fuori dal Raccordo). Tra l’altro, diciamo pure che noi non siamo il loro sogno proibito: un Paese con una disoccupazione da Terzo Mondo, con una corruzione da America Latina dei tempi belli, con tutte queste belle ideine che, ormai sdoganate, circolano indisturbate… ecco, arrivano qui per semplice posizione geografica, ma poi vorrebbero andare da tutt’altra parte.
Già vedo il ditino che si agita e dice: “Sì, ma quando noi emigriamo lo facciamo regolarmente”. Sai una cosa? Chi scappa dalla guerra, dalle lotte sanguinose tra bande, dalla miseria (sì caro, anche loro hanno la stessa speranza di guadagnare di più e stare meglio, proprio come chi va a lavare i piatti a Camden Town, pensa te che cazzo di pretese sti ne*ri) non ha i documenti. Non li ha perché, nei Paesi da cui la gente fugge, è impossibile ottenerli. E anche tu, senza documenti, saresti clandestino. Quindi fuorilegge, secondo la bella capoccia di certi nostri governanti. E magari, senza soldi e documenti, né un posto dove stare, lavarsi o mangiare, avere la tentazione di delinquere o mettersi in mano agli sfruttatori diventa una concreta possibilità. Anche se i dati della Questura (quindi no la velina comunista) dicono che in carcere ci stanno soprattutto italiani, nonostante la propaganda urli ben altro.
Ma torniamo al viaggio. Senza documenti – incredibile ma vero – non si può neanche prendere un aereo. Quindi no, “se hanno tutti quei soldi per il barcone, non potrebbero comprarsi un biglietto di prima classe?”, non si può fare.
Ma visto che, come forse ti sarà capitato qualche volta e – spero per te – mai per salvarti la vita,  la voglia di sopravvivenza vince su qualsiasi ostacolo (sono convinta che vada fatto, ogni tanto, il santo esercizio di mettersi nei panni degli altri, giuro, non provoca malattie), intraprendono un viaggio allucinante, che se va bene fa tappa nelle carceri libiche, prima di finire sui barconi degli scafisti. Scolla il culo dal divano e parla cinque minuti con chiunque l’abbia provato, non è una fiction di Canale 5.
La domanda che mi tormenta è come persone normosenzienti riescano anche solo a considerarlo normale.
A questo proposito, sto per svelarti un altro segreto che potrebbe cambiarti la vita: nascere nella parte giusta del mondo È SEMPLICEMENTE CULO (lo scrivo in caps lock perché ti sia più familiare, visto che è un concetto base e va capito). Non abbiamo meriti, non ce lo siamo “guadagnato”, né è un tesoro da difendere. Abbiamo invece una responsabilità, da umani e da cristiani (questa è per chi ci crede, mi è sembrato di veder agitare rosari da qualche parte): salvare chi cerca una possibilità migliore per sé e per i suoi figli, sì, pure i giovani maschi palestrati (ma che problema avete coi palestrati? Complessi di inferiorità?). Abbiamo anche la responsabilità di trovare una soluzione a questa enorme questione, soluzione che non è andare berciare dalla D’Urso o girare tutte le sagre d’Italia che manco i Cugini di Campagna, disertare puntualmente le riunioni con gli omologhi colleghi dell’Unione europea salvo poi fare, tra una salamella e una burrata, le dirette facebook in cui si accusa l’Unione europea di abbandonarci al nostro destino.
È un problema epocale, quello delle migrazioni, e c’è gente che le studia da decenni per capire cosa c’è dietro e come affrontarle. Noi invece tifiamo per soluzioni semplici a problemi complicatissimi perché siamo tutti medici senza laurea, capitani senza patente nautica e giuristi senza aver fatto manco diritto alle superiori. E quindi abbiamo eletto gente che, solo per dirne una, si è inventata concorsi per assumere (a tempo determinato) persone incaricate di cercare lavori (a tempo indeterminato) a chi prende il reddito di cittadinanza. Insomma, non si può pretendere granché da chi si pulisce il culo con la merda.
Ma è giunto ora il momento di svelarti il terzo segreto: sostenere, aiutare chi migra dal proprio Paese, non entra in alcun modo in conflitto col sostenere e aiutare chi è in difficoltà nel nostro, di Paese. Terremotati, poveri pensionati abbandonati, famiglie con bambini che non arrivano a fine mese: sai che, statisticamente, le stesse persone che sono solidali con gli stranieri lo sono anche con i loro concittadini, mentre è chi li usa come clave verbali a fregarsene? Chi dimostra generosità e vicinanza con chiunque sia meno fortunato, a prescindere dalla provenienza, è umano. Non “buonista radical chic”. Non “razzista al contrario”.  Umano. Giuro di non aver mai sentito, alla mensa della Caritas, inveire contro “questi ne*ri che vengono a rubare il pane agli onesti poveri italiani”.
Ultimo segreto, che poi so’ troppi tutti insieme: sai chi dovrebbe aiutare i terremotati o i poveri italiani? Il Governo. E come? Con le tasse che paghiamo (mica tutti… l’evasore fiscale fa sempre tanta simpatia a certi politici) e che invece finiscono non si sa dove, anzi, si sa bene, per incapacità e dolo, condizioni che spesso si presentano contemporaneamente.
Ecco la rispostina magica a quella frase del cazzo che alcuni ripetono tipo mantra e che fa così: “Portateli a casa tua/Perché non te li porti a casa tua?”. Non li porto a casa mia per lo stesso motivo per cui non guido l’autobus, non svuoto i cassonetti, non insegno a scuola né cambio cateteri in ospedale. Faccio una cosa, al posto di tutte queste messe insieme: pago le tasse ogni santo mese, anche per chi non può e per quei maledetti che invece potrebbero ma non lo fanno e basta. E sa solo il Cielo quanto li prenderei a calci nel culo: sono loro i veri nemici degli italiani, altro che migranti.
Già che parliamo di questo, approfitto per due parole anche su quell’immonda cagata della flat tax, altra ideona di queste menti eccelse. C’è un concetto difficilino, ma che ti aiuterò a capire, e cioè il principio costituzionale di progressività fiscale. I nostri padri costituenti avevano stabilito che chi guadagna di più, contribuisce di più. Si chiama giustizia sociale, permette a chi non può comprare l’abbonamento al bus o accedere a cure costose di poterlo fare. Mentre con la flat tax tutti pagheranno meno tasse, solo che (e questa è matematica delle medie) il più ricco ci guadagnerà molto di più. Togliendo, ovviamente, risorse alla società. E ve la spacciano pure per un provvedimento a favore dei più poveri. Ah, la propaganda.
Invece questa allegra gestione delle entrate fiscali (oggi va così, di metafora), unita all’inesistente lotta all’evasione (quelli so’ elettori oh, che scherziamo?) toglie soldi ai terremotati che tanto ti stanno a cuore (solo la categoria più citata, perché si potrebbe parlare della scuola, della sanità, dei trasporti, della raccolta dei rifiuti e aiutami a dire).
Ergo sintetizziamo, che ho scritto pure troppo.
Chi ha più bisogno va più aiutato, e non esistono pelle, etnia, nazione. Esistono gli esseri umani.
Chi dovrebbe aiutare sono quelli che ci governano, e lo fanno attraverso il nostro aiuto, le tasse, e lasciamo da parte la beneficenza e il terzo settore, vero motore di questo Paese.
Quindi: se ti senti abbandonato, frustrato, irrisolto, prenditela con il giusto interlocutore, che davvero potrebbe far fare alla tua vita un salto di qualità; anche perché dare addosso a sti poveracci, in cosa esattamente ti ha migliorato l’esistenza?
Altrimenti è solo una guerra tra disperati, nella quale i vincitori sono sempre gli stessi, e cioè quelli che ci hanno scientificamente messo gli uni contro gli altri (anche se qualcuno oggettivamente è terreno particolarmente fertile, per fasciorazzismi di vario genere) e che continueranno a prendere un fracco di quattrini per fare sempre la stessa cosa: un beatissimo cazzo.
Mo te l’ho detto.

Tua
Stesa

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