Tutto in una notte, la scorsa.
c’è qualcosa di straordinario nella morte per suicidio a 95 anni. Mi ha angosciato e affascinato allo stesso tempo la scelta di Mario Monicelli.
Come poi è stato detto, coerente con la sua lucidità, con la sua ruvidità, con quella voglia di essere libero e distaccato dalle consuetudini fino in fondo, anche quando la consuetudine ti vuole vecchio e propenso ad accettare la morte per un tumore senza troppe inquietudini, con rassegnazione.
E’ stato un gesto che mi ha fatto male. Ma è stato un gesto che ha, di fatto, sdoganato il suicidio. Non come fuga, come crisi, come stanchezza. O, comunque non solo così. Un suicidio pieno di vita e di libertà. Di stile verso se stessi e di tanti fanculo per gli altri. Straordinario e forte.
Questa riflessione più o meno lucidamente ha accompagnato la mia scorsa notte, una notte agitata e buffa.
Ho provato ad addormentarmi pensando a Monicelli. Poi è arrivata la mia dietologa, che nella dimensione onirica era depressa perché aveva inspiegabilmente messo su sei chili.
E poi qualche neurone assonnatto si è appoggiato su Mourinho. Una sveglia clamorosa per il Real, nulla da aggiungere. Viene da pensare che alla fine puoi anche essere uno stratega puro e visionario, puoi anche pianificare due espulsioni a tavolino. Ma alla fine sei niente quando becchi uno che, almeno quella sera, tocca la palla meglio di te. E poi ti irride pure, perché sei un po’ stronzo.
Simone