Credo… che il dolore faccia paura

Con il suo gesto Mario Monicelli ha rilanciato un tema delicato e mai seriamente dibattuto: il diritto (eventuale) dell’uomo di scegliere se vivere o morire.

Io sono cattolico e credo che sia Dio l’unico ad avere diritto di dare o togliere la vita.

Credo anche che nessuno abbia diritto di giudicare se un uomo che si toglie la vita sia un codardo o coraggioso.

Credo che meriti rispetto e riservatezza, come la merita chi sceglie di vivere il resto della propria vita paralizzato su una carrozzina o magari inchiodato su un letto.

Credo però che nella nostra società il dolore faccia paura e ci sia la tendenza di accantonarlo, nasconderlo, evitarlo.

E solo Dio può dare la forza di affrontarlo, dargli un senso.

E in una società senza Dio il dolore deve essere soppresso e così si fa fatica anche a parlarne. Soprattutto civilmente, senza che anche sulla sofferenza degli esseri umani si speculi sventolando bandiere di questo o quel colore.

Andrea/Gpg

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3 pensieri su “Credo… che il dolore faccia paura

  1. Come vorrei che il dolore me lo mitigasse un qualche Dio.
    Ma per me non esiste – per me, ripeto – un trascendente che spieghi perché lampeggia prima di piovere, che giustifichi la morte di un uomo e il mutare delle stagioni.
    Questo per dire che per me, per cui Dio non esiste, l’unica ad avere diritto a dare o togliere la vita è la persona, l’individuo, l’essere umano.
    Purtroppo. Perché credere aiuterebbe la mia insaziabile sete di sapere, la mia sconfortata paura davanti ad alcuni eventi, il mio umano smarrimento di fronte al dolore.

    AEL

  2. Il dolore fa paura, è scomodo e, di solito, non lo si vede finché non lo si tocca. Il dolore fa parte della vita, spesso danza assieme alla morte, il dolore è insegnamento e formazione, il dolore deve essere vissuto, dal singolo, dalla società, con o senza Dio. Io sono ateo e anch’iocredo che nessuno abbia diritto di giudicare se un uomo che si toglie la vita sia un codardo o un coraggioso, anch’io credo che meriti rispetto e riservatezza, come la merita chi sceglie di vivere il resto della propria vita paralizzato su una carrozzina o magari inchiodato su un letto, ma per nulla al mondo credo che sia Dio ad avere diritto di dare o togliere la vita. La vita è un diritto? È un dono? È un miracolo? È una combinazione di elementi? In questo caso poco importa, la vita è propria e personale e si specchia con la coscienza anch’essa propria e personale. Ognuno, a dispetto di ciò che tenta di fare la collettività (credo però che nella nostra società il dolore faccia paura e ci sia la tendenza di accantonarlo, nasconderlo, evitarlo), deve scegliere, ma soprattutto essere padrone di scegliere. Giorni fa ho sentito Corrado Augias dire questa frase: “Voglio essere padrone della mia carcassa”. Beh, anch’io. Senza speculazioni e rispettando chiunque, quelli che non la pensano come me e quelli che mostrano la mia bandiera, senza per forza aver bisogno di sventolarla.
    Luigi Priami

  3. Anch’io penso che il dolore sia “insegnamento e formazione e solo vivendolo” possiamo crescere e vivere pienamente, senza lasciarsi vivere. Non è facile. Tutt’altro. Per anni ho odiato il dolore infertomi dalla malattia di chi di più caro mi era accanto. Ho vissuto con rabbia, nel mio cuore sgorgava violenza, le mie azioni riflettevano il senso di assurdo che mi attanagliava. Ringrazio Dio di essersi fatto presente nella mia vita e la mia famiglia che lo ha permesso. Solo accettando quel dolore sono riuscito ad aprire il mio cuore e solo dando un senso a quella malattia ho imparato ad amare mio padre, la mia famiglia, la mia storia che rifiutavo e disprezzavo. Oggi a volte ricado nello sconforto e nel non senso, ma ricordo quei giorni e so che ogni vita ha un senso, che il sacrificio di mio padre non è stato vano: è stato un atto d’amore per la vita e un esempio per me. Per ogni giorno, per ogni istante in cui ancora mi sfiora il pensiero che tutto è perso, che niente mi dà gioia, che la vita non ha senso. Perché la vita è un Dono…

    E mi fa paura chi elogiando e celebrando le gesta eroiche di un grande regista vuole insegnare al mondo che l’uomo è il dio della propria vita.

    Andrea/Gpg

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