era quasi l’alba

sarà stata quasi l’alba, il sogno me lo ricordo piuttosto bene.

sono in una palestra coperta, lunga e stretta, adattata per l’occasione a campo da calcio.

gran mischione, tipo venti contro venti, uomini e donne, amici e nemici, noti e non, tutti in campo. Alcune facce le ri-conosco e un po’ mi inquietano.

calcio d’inizio. Noi – anche se in realtà non so chi siamo veramente “noi” – partiamo bene, aggressivi.

c’ho il passaggio insolitamente veloce e preciso. Si va in area, rimpallo, il pallone mi arriva lento e giusto sul sinistro, che non è il mio piede.

parto scordinato, mi sento goffo, comunque tiro. E faccio un gol assurdo. Semplicemente bello, pieno, imparabile.

mi sento addosso gli sguardi sorpesi che arrivano dalle facce che ri-conosco. Mi ricordavano più scarso. Me lo ricordavo anch’io.

mi sento benino direi, in qualche modo liberato. E’ la mia catarsi pallonara. O, più semplicemnte, è che mi ci voleva un mancino, che non è nemmeno il mio piede, per sbeffeggiare un po’ di passato.

Simone

Lascia un commento