Ieri sera vado a letto intorno alle 23.15. Accendo la tivù e subito uno squarcio verde rapisce i miei occhi. E’ il Renzo Barbera, il rettangolo di gioco del Palermo Calcio. Vedo i giocatori camminare e parlottare sull’erba, riconosco le maglie avversarie, gialloblù sapor parmigiano, inizio a tendere le mie già protese orecchie verso i commenti. Sono passati i 90’ e pure i supplementari. Zero gol e inizio a pensare a che noia di partita, fortuna che non l’ho vista (anche se il sottofondo della mia cena è stato Rossella, ma no, che avete capito, la fiction di Rai1), fortuna avere acceso ora per i rigori – per favore basta pensare all’espressione “la lotteria dei rigori” – mi cucco il meglio di questo quarto di coppa. Poi però si parte, i primi due penalty tirati malissimo, altri più o meno uguali, ma soprattutto i commenti tecnici di D’Amico che, tipo al sesto o settimo calcio dagli 11, su tiro di merda semicentrale e parata di non mi ricordo chi riesce a dire: “beh, se il portiere si fosse buttato dalla parte opposta sarebbe stato un rigore perfetto”. E senza ironia. Poi ho visto tre tribune politiche pressoché identiche e la mia nottata non è migliorata. Lo giuro. E senza ironia.
lp