Ogni maledetto 24 marzo

Egregio Presidente della Repubblica,

innanzitutto mi permetta una premessa doverosa: chi Le scrive è laureata in Storia. Ovvero, ha fatto della Sua passione per le vite degli Uomini l’oggetto dei Suoi studi.

Capirà quindi che per me, che per di più sono anche romana, sapere che oggi Lei – insieme alle più alte cariche del nostro Stato – commemori l’eccidio delle Fosse Ardeatine è un pensiero che mi conforta. L’Italia, attraverso le Vostre persone, dà a tutti noi il segnale di una volontà di non dimenticare, di tenere l’attenzione su un episodio tra i peggiori della recentissima storia nazifascista. In quel luogo vi fu compiuto un eccidio violento, gratuito, indegno, che ha colpito 335 persone, le loro famiglie, che ha violentato la mia città ed il mio Paese.

Ma detto questo, egregio Presidente, resto stupita, ogni 24 marzo, dalla scelta che Voi fate nei modi di tale commemorazione.

Vede, io lavoro – come tanti Suoi concittadini – in un ufficio, ubicato, guarda caso, proprio vicino le Fosse Ardeatine.

Voi scegliete di andare a commemorare i martiri in mattinata. La congestione del traffico è immediata. Sin dal giorno prima, camionette, pullman, moto di carabinieri, polizia, guardia di finanza, guardie forestali, municipale affollano la strada. Dalle prime ore della mattina, quando tutti noi ci rechiamo al lavoro, iniziano ad arrivare anche i pullman di studenti, familiari, turisti. La zona ben presto diventa off limits. Un via vai delle vostre auto blu prova ad incastrarsi nella bellezza di strade antiche come l’Appia Pignatelli, vie romane che da 2000 anni hanno una pavimentazione acciottolata e le mura delle catacombe a delimitarle. Percorrerle con sirene spiegate, nel mezzo delle due file che diligentemente attendevano il defluire del traffico, è – prima che presuntuoso – surreale.

Egregio Presidente, Lei vive a Roma da tanti anni.
Dovrebbe quindi sapere che l’arteria interessata, la via Ardeatina, è una strada posta tra i quartieri popolosi delle consolari Casilina, Tuscolana ed Appia e la zona dell’EUR, ricchissima di uffici e ministeri, luogo di lavoro di centinaia di migliaia di cittadini.

Mi sono chiesta spesso perché non scegliate un altro orario. Perché non vi rechiate lì intorno alle 12.30, alle 13, alle 14.

Ma poi mi sono data la risposta: perché siete completamente ‘scollati’ dalla realtà. Perché quando si dice che la politica è distante dal popolo, ebbene, è in questi segnali che si nota.

Ho l’impressione che nessuno di voi sappia che l’orario tipico di un ufficio è dalle 9 alle 18.
Ho l’impressione che nessuno di voi si ricordi com’è stare fermi ad aspettare nel traffico, senza avere sirene spiegate, palette rosse della scorta, 4-5 macchine per uno solo di voi.
Ho l’impressione che non conosciate il territorio di questa meravigliosa, unica ed incredibilmente paziente città che vi ospita; e che non sappiate dove sia l’Ardeatina, chi la percorre e perché tutti i giorni.
Ho l’impressione che viviate fuori dal mondo, da quello stesso mondo che pretendete di regolare con leggi, che non a caso restano sempre molto più indietro della vita reale.

Egregio Presidente, Le chiedo di fugarmi quest’impressione.
Ed il prossimo 24 marzo, arrivi all’ora di pranzo.
Forse non lo sa, ma la pausa la consumiamo tutti fugacemente vicino o dentro i nostri posti di lavoro. Però almeno saremo riusciti ad arrivare in ufficio! Dove non facciamo altro che lavorare. Come da art. 1 della Costituzione:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Cordiali saluti,

Anna Eva Laertici

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