titolo da stabilire

Stefano, capello creolo e panza del cilento, mani e statura enormi e andatura prepuziale, ha lasciato la cattedra per darsi al commercio.

Ripara, salda, duplica, complica, brucola, restituisce ed elettrodomestica. E poi ti accoglie con quel suo fare tutto scortese.

Non è che a servirti ti fa un favore – è che sembra proprio che gli stai sui coglioni mentre s’affanna, cerca, propone e compone soluzioni surrettizie per le tue richieste approssimative e casalinghe.

Ha lasciato la cattedra per la solidità della bottega, ha scelto una via diagonale rispetto a ogni centro, ha reciso l’insegna e s’è messo lì a vendere

e la clientela non manca, vuoi perché nella periferia che lo ospita opera in una sorta di oligopolio impuro e scorretto; vuoi perché nonostante le mani e le maniere ruvide, il suo mastodontismo genera simpatia; vuoi anche perché il suo a ben vedere lo sa fare.

Io mi ostino ad andarci per farmi fare copie di un mazzo di chiavi. Lo saluto, chiedo, ringrazio, mi prosto e mi prosterno. Lui a stento mi sbufola un salve e lavora di macchinario – chiave lunga, chiave corta e chiave complessa -, batte lo scontrino e mi rutta a fanculo.

E io mi ostino. Sorrido timido e lo guardo affascinato, visto che il gigante ha fatto breccia nel mio cuore. Una delle ultime volte che lo sono andato a trovare, poi, ho scoperto che è anche un grande appassionato di tennis… in uno dei ripiani alle sue spalle c’ha impilate riviste su riviste

me lo immagino, scontroso padrone della demi-volée, umbratile signore del rovescio in drop, satrapo dello smash.

Ecco, questo mio entrare un po’ di più nel suo personaggio me lo ha reso ancora più affascinante. Lo guardo con occhio più curioso – dalla cattedra, alle guarnizioni passando per la terra battuta.

Deve averlo anche capito, qualcosa mi sa che gli ho passato. Ieri, dopo l’ennesimo mazzo, mi ha congedato con un arrivederci.

Simone

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