Sugar free

Amara come la novalgina, anche se da bambina mi illudevano dicendo che non era male, ci mettevano lo zucchero nel cucchiaino, ma faceva schifo lo stesso;

amara come una telefonata di cui non hai capito la fine, perché all’inizio era cominciata in tutt’altro modo, come sono finita a parlarti così?

amara come l’ironia dei Romani, che ce l’hanno innata per sopravvivere al caos quotidiano, alla popolazione ministeriale, alle manifestazioni e anche alla Chiesa, che ospitano rassegnati e sornioni nella loro città meravigliosa;

amara come l’aranciata… e – attenzione – non ho scritto “spremuta d’arance”, perché la spremuta non va zuccherata, mentre quelle brodaglie che negli hotel ti passano a colazione ti rovinano la giornata sin dalle prime ore della mattina;

amara come una vittoria della Lazio;

amara come l’ultima notte, anche di sesso, ma quando sai che sarà l’ultima, e alla fine l’aggettivo ti resta addosso più dell’atto, più delle ore passate, più di quello che hai sperato;

amara come la cioccolata fondente al 99%, che diciamocelo è immangiabile;

amara come Anna Magnani. Dio, cos’era Anna Magnani. Amara come la corsa di Pina in Roma Città Aperta, amara come la fucilata delle SS mentre urla “Francesco, Francesco!”. E meno male che c’è stata, Anna Magnani;

amara come una notte con la luna… coperta dalle nuvole e dalla cappa di smog.

Amara come a volte sa essere la vita.

Anna Eva Laertici

 

 

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