La voce del vento

Se il vento avesse una voce simile alla tua, saprei capirti forse meglio; forse riuscirei anche a scoprire i miei errori e perdonarmeli come ho fatto per i tuoi.
Ma l’aria, gela anche le mie lacrime (che poi sono quelle di tutti i depressi) e quelle di ogni rancore, d’ogni rabbia, d’ogni ferita che non smette di sanguinare.
Se il vento sapesse parlare almeno una lingua da imparare, studierei le sue parole e le userei per soffiare sui cattivi ricordi con la forza dell’uragano.
Ma il vento mi graffia la faccia e non si ferma a ripetere ciò che non capisco ed io mi trovo a desiderare di potergli correre dietro con la ragione che mi suggerisce di non farlo, di non caderci ancora, di darle retta almeno per una volta.
Vedi, ho provato anche a rimaner solo ma soli veramente non è possibile starci per nessuno neanche se ci si chiude a chiave in una stanza al buio.
Così ho deciso di invitarti qui su questa spiaggia a gennaio, dinanzi a questo mare che odio per il timore che mi incute e questo vento che ci somiglia per il suo esserci senza farsi vedere, senza farsi capire, parlare, fermare ed insultare.
La voce del vento sa solo farsi intuire ma noi due, non riusciamo neanche in questo e le mani, che dapprima con delicatezza hanno sfiorato il tuo viso, ora stringono la tua gola fino a farti spalancar gli occhi e non farti tossire e nemmeno respirare . . .

Carpediem

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