Una storia di passione. Bellissima

prima il link… sapienzacorse.it

poi la storia…

in fondo trovate l’appuntamento

“Il progetto Sapienza Corse è nato con non poche difficoltà nel 2008, dall’interesse mostrato da alcuni studenti di ingegneria meccanica della Sapienza per il mondo dei motori e del motorsport, che hanno cercato appoggio tra i docenti per la realizzazione di un prototipo (si chiama Gajarda).

Con difficoltà, perché nel mondo accademico romano e nella regione manca quella passione e quella cultura per i motori che soprattutto al nord e nell’emilia romagna spinge ormai da generazioni l’economia del Paese.

I docenti che si sono interessati al progetto sono stati due: il prof. ing. G.B. Broggiato, ricercatore alla cattedra di costruzione di macchine, e il prof. ing. Martellucci, della cattedra di motori, (Martellucci abbandonerà il team della Sapienza per motivi personali all’inizio del 2009).

Ci tengo a precisare che il prof. Broggiato non è assolutamente un esperto in ambito di motori, non possiede un’automobile e buona parte del know-how strettamente legato alle competizioni proviene dalla cultura personale e dallo studio non accademico di testi specializzati da parte degli studenti. Ciò che ha spinto il prof. a sostenere e a finanziare con i propri fondi di ricerca (e talvolta personali) la squadra fino ad ora è la sua smisurata passione per l’insegnamento.

Io personalmente sono entrato in squadra dopo la stagione 2009 come tesista triennale, con la speranza di riuscire finalmente ad applicare tre anni di studio in un progetto concreto, rendendomi conto fin da subito che tutto ciò che avevo imparato fino ad allora era solo la base necessaria per continuare ad apprendere.

Fortunatamente la “politica” vincente della squadra è: tutto ciò che possiamo fare noi lo facciamo, per cui ho imparato a progettare e a realizzare componenti come nessun altro studente che non faccia parte di questo team sa fare; mi spiego meglio: in dipartimento abbiamo a disposizione un’officina meccanica che risale agli anni Settanta, con macchine valide ma che limitano quelle che sono le soluzioni tecniche a disposizione, per cui si progetta al meglio dei mezzi a disposizione e non solo al meglio che la nostra mente può partorire. Il che è l’emblema della cultura italiana: l’arte di arrangiarsi.

I ragazzi che fanno parte del team sono così diventati non solo ingegneri progettisti, ma anche ingegneri di produzione, fresatori, tornitori, saldatori, economisti; ma la conoscenza migliore che si possa ricevere da questa esperienza è il lavoro di gruppo, organizzarlo e farlo funzionare, mettere insieme persone che inizialmente in comune hanno solo la passione, che è ciò che muove l’intero progetto, senza passione non saremmo qui a parlarne.

Sulla validità del progetto non potrei che essere di parte, considerando il tempo speso a progettare e le notti in laboratorio a costruire la nostra creatura. Mi affido solo alla bontà dei risultati fino ad ora ottenuti e ti assicuro che i nostri piazzamenti in europa vengono sempre festeggiati come una vittoria; in una competizione di vetture che portano sponsor del calibro di porche, mercedes, audi, volvo, bmw e fiat con budget che sono mediamente dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro (ad Hockhenheim ha vinto il Global Team, budget stimato in 1 mln di €) avvicinarsi soltanto ai loro risultati è la nostra più grande soddisfazione, con la nostra Gajarda fatta in casa, con i nostri 20.000€, autofinanziandoci i viaggi e le spese per le gare è solo la passione che ci muove (scusa se sono ripetitivo).

Spero solo di poter continuare a fare questo nella vita, perché è la più grande opportunità che ci viene data per realizzare un sogno, perché se un domani riuscirò a diventare un ingegnere valido e competente prima di tutto lo devo al prof. Broggiato e alla squadra, di cui mi piacerebbe fare un elenco di nomi e ringraziamenti personali che riempirebbe un’enciclopedia.
Grazie anche a te per l’opportunità che mi dai di scrivere queste cose sul tuo spazio.

Marco”.

l’appuntamento, click

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