D (Dante)

Entra, questo signore anziano di 82 anni compiuti da poco, ed è un dignitoso signore anziano.
La platea davanti a lui è in un silenzio che sembra colpevole, di quelli che nascono in classe quando il professore si siede alla cattedra e tutti già sanno che interrogherà e nessuno ha studiato.
È il silenzio che nasce dalla consapevolezza di stare davanti a qualcosa che è più grande di te.
L’hai capito già dall’invito in pdf che una collega ti ha girato, scritto in quel carattere da cerimonia che si usa solo per alcuni matrimoni, con RSVP alla fine che fa tanto “guarda che sei un privilegiato, e se non rispondi sono affari tuoi”. Sì, “affari”, perché questi non sarebbero volgari neanche nei pensieri.
La SM (signoria mia) stasera è invitata in un’aula che sembra rubata ai parlamenti veri per ascoltare il signore anziano.

Vittorio Sermonti legge la Commedia, che se sei addentro alle cose di letteratura sai subito collegare a Dante, e ci aggiungi mentalmente quel “divina” che ci mise accanto svariate centinaia di anni fa il tipografo che la stampò.
Dicevo, entra. Ha in mano una cartella di tela leggera rossa, incongrua con quello che c’è intorno, ma protagonista anche lei, a modo suo. Infatti la appoggia con leggiadria sulla sedia accanto a sé e la sistema con attenzione, come si farebbe con un bambino piccolo. E la borsa guarderà la platea per tutta la durata della serata.
In prima fila, una deputata di maggioranza.
Gongola dell’evento organizzato, nella sua giacca con le maniche di pelliccia un tantino fuori stagione. Applaude, dispensa sorrisi che neanche Wanda Osiris dei tempi gloriosi.
Si spengono le luci e dopo una premessa sul divino e sul “controfatterello del Big Bang”, arriva la prima staffilata. Gentile, ma arriva.
” Dante non si legge più nelle scuole. Qualcuno dice che la cultura non si mangia e che la gente ha altro da pensare. Io però ho incontrato persone stanche di essere classificate come gente, mucchio indistinto di cui pensano di sapere i bisogni”. E qui rimpiango le luci basse e le quattro file più in alto, perché la faccia della deputata non me la sarei persa davvero.

Poi la poesia, vero eros contro la pornografia di oggi.
I Solisti Veneti e un brano “piantato nel cuore, che, per amicizia, vorrei si piantasse anche nei vostri”. Eva accanto a me si accarezza la pancia, la piccola (o piccolo?) Cacià fa le capriole contenta, non a tutti capitano certe cose.
Il tempo passa veloce ascoltando questo signore che ti parla di lingua d’oc, di volgare illustre, di Dante, di Dio.
Ti dà anche i consigli, che sarebbero sicuramente serviti a chi, facendo la parafrasi per rendere la Commedia più comprensibile ai giovani, rendeva “Andavam forte” in “Procedevamo speditamente”. E che dire di certi interpreti che leggono con voce baritonale “Fatti non foste a viver come bruti…” ma tralasciano la vocina in “Ricordati di me, che son la Pia”?
Sorrisi in platea.
L’interprete però deve saper portare l’indignazione trecentesca di Dante nel momento attuale. Ed eccola la “serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”.
Peccato un’altra volta, per la mia deputata.
Ora c’è spazio solo per Dante e per due canti, l’ultimo del Paradiso e il primo dell’Inferno. La pace della visione di Dio e l’angoscia della discesa agli inferi. Insieme, in quest’ordine, attraverso le parole che tornano dalla memoria e a tratti sussurri, piano, con il compiacimento di averle dentro e lo stupore di sentirle nel loro ritmo.
Perché il trucco è “dar voce alla musica del senso”.

Ho deciso, sarà il mio manifesto programmatico.

SPECIAL SHAME TO
–      I ragazzi presenti in platea. Vestiti benissimo, hanno fatto la classe in gita. Per carità, lo abbiamo fatto tutti. Però ieri sera era un’occasione speciale, e certe risatine forse andavano risparmiate. Certi ragazzi sono speciali, altri no.
–      Gli arredatori della sala che hanno fatto un ottimo lavoro, ma che andrebbero torturati per la posizione dei telefoni, ad altezza ginocchia, che un gran numero di persone colpite dal ballo di san vito hanno fatto cadere ogni venti secondi.
–      La signora che ha russato con la bocca aperta. La stanchezza la capisco, i vicini che non le hanno gentilmente piantato i gomiti nel fianco no.
–      Le tossette varie a effetto domino. La lettura della Traviata è la prossima settimana, quindi non eravate in tema. E, per evitare problemi, giovedì porto benagol per tutti.

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3 pensieri su “D (Dante)

  1. Certi pomeriggi li passo ancora così. Leggendo e rileggendo Dante.
    Una volta piansi (canto XXX del Purgatorio, vv. 40-54), ma di brutto, eh? Singhiozzavo.
    Alcune volte sorrido.
    Ma sempre, giuro sempre, amo.

    Quando Sermonti ha detto che il contrario di pornografia è la poesia, perché è Eros puro, beh, Stesa, sono stata orgogliosa, profondamente orgogliosa, di pensare a quanto tempo (e soldi) spendo sui libri di poesia. Orgogliosa finanche di passare qualche serata a scrivere versi.

    E’ 2011. Dante non è anacronistico. La poesia è amore, scusate se è poco.
    E l’amore è una forza immensa che, diceva qualcuno, “move ‘l sole e l’altre stelle”.

    Anna Eva Laertici

    PS. ci vediamo giovedì prossimo.
    Sarà divertente conoscerci dal vivo e confessarci che non ci chiamiamo né Stesa, né Anna Eva. 😉

  2. Una bella serata! per contenuti, modi e linguaggio mi sembrava di aver sbagliato qualcosa: o il luogo o l’epoca.

    Però speriamo che per giovedi prossimo l’ingresso sia subordinato alla presentazione di un certificato medico che escluda affezioni tubercolotico-tussive 🙂

    pillibus

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