Four more weeks

Quattro settimane ancora, prima di conoscere il risultato del voto.

Quattro settimane ancora di fegato grosso e di incoerenza. Miei entrambi, l’autopromessa di evitare di farmi del male per una sera e ricascarci ogni volta, risultato fois gras chez Stesà (con l’accento sulla a).

Quattro settimane di “però, sono stata brava e anziché guardare Presa diretta ho visto Le iene, nonostante la presenza di Mammucari, che mi troneggia sui testicoli che non ho” e farselo peggio, il sangue amaro.

Quattro settimane di “Sticazzi del telegiornale, oggi è domenica, c’è il sole, vado alla trattoriola in campagna” e poi aprire Facebook e capire che muoiono sempre le persone sbagliate. Sempre.

Quattro settimane ancora di dialogo immaginario con la televisione e con i manifesti elettorali, col pensiero a nonno e ai suoi indimenticabili battibecchi con Emilio Fede e il suo telegiornale. Nonnì, saresti fiero di me.

Quattro settimane di Lare Comii e dell’arte di “apro la bocca pe’ daje fiato, quando nun la apro pe’… vabbè lasciamo perde” (e sostituite pure il nome con mille altri, funziona lo stesso anche al maschile).

Quattro settimane ancora di giornalisti supponenti, arroganti, ignoranti. Lo dico con la passione che mi ha fatto fare questo mestiere per 13 anni, che mi fa pagare ancora un’iscrizione all’Ordine senza motivo (forse con la segreta speranza di utilizzarla ancora, quella tessera) e che mi fa girare male la giornata quando penso alla superficialità, per non dire dolo, con cui questi privilegiati trattano la materia politica. Nel migliore dei casi diffondono il virus del qualunquismo, lo stesso che alza l’astensionismo e manda Berlusconi al governo.

Quattro settimane ancora di sondaggi, di punti percentuali, di partiti che con più candidati che elettori decideranno l’agenda politica dei prossimi 5 anni.

Quattro settimane ancora di porcellum, sbarramenti, il nostro non è un partito ma un movimento (chissà se pensano all’effetto bifidus, che stimola nell’elettore il movimento intestinale), fiducia, onestà, pulizia, meno tasse, no imu, legalità. Cazzate, e scusate il francese.

Quattro settimane ancora sospesa tra l’angioletto ottimista sulla spalla sinistra che mi dice che dal buio nasce il giorno, e questa sarà un’irripetibile occasione di cambiamento in meglio, e il diavoletto pessimista sulla spalla destra che mi sibila con la voce roca di Baby Herman (io me lo immagino così): nun ce sperà, stanno solo a sceje tra la sedia elettrica e la forca. Si te dice bene, forse l’iniezione letale.

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2 pensieri su “Four more weeks

  1. E’ tornata!!!

    Regala risate amare, applausi e approvazione (soprattutto sul commento su Mammuccari, pure a me troneggia e detta legge sui miei coglioni nascenti) e infine una lucida consapevolezza:
    tra quattro settimane, io voto Stesa.

    Anna Eva

  2. Grazie Anna Eva, se posso anch’io dedicare un post, sai che questo è tutto per te. Anzi no. Ne ho in mente uno che spero ti piaccia di più, ma facciamo che finché non è formichine nere su schermo grigetto resta la dedica su questo.
    bacio
    stesa

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