L’ostaggio

“Ne vuoi parlare?”
“Credo di non saperlo: in realtà ho il bisogno di dire, agire, fare o farmi del male, gridare o chissà cos’altro e certamente continuare a tacere è quanto più costa alle mie forze ma non so neanche perché dovrei fidarmi di te che poi, neanche ti conosco. A proposito, tu chi sei?”
“Non saprei spiegartelo anche perché in realtà dovresti essere tu a dirmelo!”
“E come potrei?”
Vedi, in verità tutti sanno chi sono e nessuno saprebbe dire cosa sono e questo vale anche per te che in questo momento semplicemente non mi riconosci; ma ti assicuro che un nome con cui chiamarmi non cambia lo stato delle cose e se lo desideri, per semplificare il tutto, puoi darmene uno tu in questo momento, a tuo piacimento.
Ascolta, facciamo una cosa: ora io faccio finta sia di non averti né vista né sentita, e sia di essere stato io ad invitarti in questa stanza in modo da non dovermi neanche spiegare come tu faccia ad essere qui dentro e tu, per contro, te ne torni da dove sei venuta e mi lasci in pace!
Io non ho bisogno di te, non ti ho cercata, non ti conosco né ho intenzione di farlo! Ho semplicemente bisogno di stare in solitudine.
Bene, un primo passo lo abbiamo fatto! Io sono la solitudine.
Tu devi essere matta! Ma che vuoi?
Guarda che questo dovresti essere tu a spiegarmelo! Sei tu che da anni reclami la mia presenza e per una volta che io decido di violentare il senso del mio nome stabilendo di farti compagnia, proprio non ho voglia di sentirmi dire d’essere ospite indesiderato per cui, e sarà bene che tu risponda, ti giro la domanda: cos’è che vuoi?
Io … non riesco a crederci! Com’è possibile?! E poi in realtà ciò che ho sempre desiderato è proprio il non averti accanto ed ora, invece, addirittura ti materializzi in questo spazio che ho sempre sentito solo mio, voluto solo mio, gestito come solo mio …
In questa maniera però, hai fatto in modo che diventasse anche mio … non trovi?
Si, forse ciò che affermi è vero anzi, a ben pensarci è anche ovvio ma ti assicuro che quest’aspetto della questione non è mai stato da me valutato sotto questi termini; voglio dire e ti prego di non offenderti per questo, che tutto ciò che speravo di ottenere tra queste mura era la capacità di ritrovare me stesso e nessun altro.
Mi rendo conto che così facendo ho indirettamente finito anche con l’invocarti ma non era il mio obiettivo finale: io di te ho paura!
Lo so! C’è solo la mia amica morte che non mi teme ma guardami bene … in fondo non sono così terribile, c’è chi mi reputa persino bella e sono in molti coloro che continuamente, a modo loro, mi corteggiano e mi cercano nei luoghi e nei tempi più strani.
In verità io pensavo tu fossi tra questi.

Anch’io ti trovo bella e desiderabile ma non è questo il punto.
Forse se tu fossi sempre stata ciò che ora appari, probabilmente di te sarei anche innamorato e per te avrei in ogni modo perso la testa ma io, ti conosco per quel che mi hai sei sempre suggerito d’essere: un vasto dolore che strappa lacrime apparentemente ingiustificate, pensieri inspiegabilmente volti al pessimismo, bei ricordi da guardare solo da lontano ed impossibili da recuperare …, come faccio a non temerti e desiderare che tu non sia né in questa stanza né nella mia vita?
In realtà, fondamentalmente io sono qui per questo: insegnarti che dal gelo della mia presenza, puoi trarre il desiderio di cercare il calore delle cose e delle persone che ti sono intorno!
E’ vero! Io e il dolore a volte ci presentiamo spesso insieme ed in verità, in questo momento il tuo non far caso anche al suo esserci, e’ dovuto solo al fatto che sei ancora troppo sorpreso di stare a sentire il soffio della mia voce; ma ascolta ciò che ti dico: tu non temi me ma solo quel che per te io rappresento; io sono la parte buia della tua anima, la mano che non vuoi stringere per il tuo pregiudizio di immaginarla come quella che chiudendosi, possa colpirti facendoti del male ma in fondo, io sono solo la tua paura di essere vivo perché è della vita e non di me che in realtà hai timore! Ci hai mai pensato?

Tu sei qui per insegnarmi a vivere? E come potresti farlo?
Abbracciami! C’è poco da spiegare. Avvicinati e abbracciami come se fossi il più caro dei tuoi ricordi ritrovato o la più bella delle donne che hai desiderato … Abbracciami e non dir nulla: piangi se vuoi ma fallo in silenzio, o se preferisci, ridi purché sia per gioia; ma qualsiasi cosa tu senta di dover fare, fallo per istinto perché è di questo che hai bisogno, perché è soprattutto di questo che è fatta la vita da cui fuggi, in fondo, senza neanche troppa convinzione. Abbracciami e io sparirò in quello stesso istante ma di me, avrai conosciuto anche la parte da non temere, quella da poter incontrare con un sorriso addosso e salutare con sorpresa. Abbracciami come ti sto dicendo ed imparerai ad accogliere la vita che ti aspetta, riconoscendola per quella piccola cosa con cui giocare secondo la regola che ti concede di assentarti ma non di fuggire. Abbracciami!
Abbracciami! Abbracciami …

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