Ambiente e cambiamenti climatici raccontati girando il mondo in bicicletta

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Nel giorno in cui i giovani del pianeta si uniscono in protesta per chiedere rispetto per la Terra, due romani ostinati e curiosi continuano a portare la propria bicicletta in giro per il mondo, vivendo direttamente anche quelli che sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Daniele Carletti e Simona Pergola sono partiti da piazza del Campidoglio a luglio del 2014. “Dai sette colli ai sette passi” il nome dato al loro viaggio attorno al mondo, dalla Capitale ai sette passi di montagna più alti del pianeta. Dopo quasi 5 anni, hanno percorso circa 48mila chilometri, attraversato 27 Paesi e raggiunto 5 dei 7 passi prefissati, mancano le Ande peruviane e la Bale Mountain, in Etiopia. Sono riparti da poco, dopo una pausa di 6 mesi in Canada per lavorare, mettere da parte soldi e riorganizzarsi, dopo il furto di una bici a Città del Messico.

Dall’America del Nord all’America del Sud, puntando verso…

“Da quando abbiamo lasciato Roma, stiamo andando in un’unica direzione… Roma! Ora siamo in Guatemala e puntiamo alla Tierra Del Fuego, poi sarà la volta del Sud Africa e via verso nord per tornare in Europa. Adesso attraverseremo il Centro America, per entrare in Sud America dalla Colombia e finalmente salire sulle Ande”.

Oggi, a Roma e nel mondo, molti giovani sciopereranno contro i cambiamenti climatici. Qual è Il vostro punto di vista di viaggiatori globali ed eco-sostenibili?

“E’ incredibile quello che i giovani d’Europa e del mondo stanno facendo e speriamo che i governi diano loro ascolto. Dal nostro punto di vista per far sì che ci sia davvero un cambiamento bisogna coinvolgere e prendersi cura dei Paesi in via di sviluppo. Sono quelli dove la povertà, e allo stesso tempo la crescita economica, stanno causando danni incredibili a livello climatico. Per ogni sacchetto di plastica non usato in Europa ce ne sono 1000 usati in un paesino del Centro America. Stiamo parlando di Paesi dove si beve acqua solo ed esclusivamente in bottiglie di plastica, o addirittura bustine da 400ml monouso, perché l’acqua è contaminata. Contaminata dai rifiuti prodotti che purtroppo nei piccoli paesi non hanno idea di come smaltire e tanto meno hanno i fondi per avviare la raccolta differenziata. Sono posti dove si consuma qualsiasi tipo di prodotto imbustato monouso, perché costa pochissimo e perché sono bombardati continuamente da pubblicità che sponsorizzano il prodotto. Data la direzione iperconsumistica che ha preso ormai qualsiasi società, nessuna esclusa, pensiamo che sia impossibile arrestare il cambiamento climatico senza coinvolgere i Paesi in via di sviluppo e soprattutto senza coinvolgere le case produttrici di beni di consumo”.

Nel vostro viaggio raccontate anche l’emozione, quasi, di riuscire, quando capita, a pedalare su strade con poche auto. Un’esperienza davvero inusuale, per chi arriva da Roma…

“Manchiamo dalla nostra città ormai da parecchio tempo e sempre più ci stiamo abituando a strade dove non ci sono macchine, dove gli unici rumori sono il nostro respiro, le ruote sulla terra e la natura. Non c’è niente da fare, il mondo senza auto è decisamente più bello”.

Intanto a Roma quella della bici per gli spostamenti resta una scelta coraggiosa e complicata. Il vostro pensiero?

“Si muore di inquinamento, si muore per incidenti stradali, è ovvio che ormai la situazione è insostenibile, che Roma non può continuare a sostenere la mole di macchine che ogni giorno l’attraversa. Ed è impensabile vivere in una città dove attraversare la strada è più pericolo che salire una montagna di 8.000 metri. Lo ripetiamo ormai da sempre, ci vuole un’Amministrazione coraggiosa che abbia davvero a cuore la salute dei propri cittadini. Ci vogliono campagne di sensibilizzazione non di demonizzazione. Bisogna ricominciare a dare il giusto valore e significato allo spazio pubblico. Come ciclisti, come pedoni, come utenti deboli della strada, non dobbiamo mollare e portare avanti la battaglia per una città più ‘umana’, perché è una battaglia la cui vittoria è una vittoria di tutti, anche di chi oggi non vuole la ciclabile perché toglie spazio alle macchine”. 

Il momento più bello e quello più difficile che avete vissuto negli ultimi tempi? 

“Il momento più bello è ricominciare a pedalare ogni giorno, ritornare in strada e puntare all’orizzonte, perché è come se il sogno si avverasse ogni volta; il più difficile è salutare le persone, salutare gli affetti e le amicizie che abbiamo stretto lungo il cammino”.

Simone Colonna

Trasporti & Mobilità-muoversiaroma.it

15 marzo 2019

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