Uomini

L’ho già detto, lo ripeto, vi annoio.

Ci sono Uomini e uomini.

C’è chi si sottrae al dovere, all’etica, alle responsabilità.

Poi c’è chi si vende. C’è chi resta e lotta. C’è chi se ne va e lotta.

Ci sono le bandiere, c’è la coerenza, c’è il cuore e la legge morale che vi alberga.

C’è il mercimonio, l’ipocrisia, le mignotte.

C’è chi è pronto a giustificare vecchi satiri che abusano di minorenni extracomunitarie; c’è chi non piega la testa, magari sorride; c’è chi prende uno schiaffo ingiustamente e non lo restituisce.

C’è chi merita il mio rispetto, c’è chi merita il mio affetto.

C’è chi sogna e fugge, c’è chi sogna e costruisce.

 

E poi ci sono storie da lunedì mattina al bar dello sport. C’è Fabrizio Miccoli.

Che infligge una ferita alla sua splendida città che sa di Bisanzio e di barocco flamboyant. Con indosso una maglia che profuma di arabo e palme; mandorle e vicerè.
Un maglia che non è la sua.

E allora va, Fabrizio, e segna un gol.

E piange.

In quel pianto, c’è la dignità di un Uomo.

Anna Eva Laertici

2 pensieri su “Uomini

  1. L’impeto di una lacrima è riuscito a farmi cambiare impressione. Non ho mai amato particolarmente Miccoli. Sarà per quel suo tatuaggio, forse per le ridicole sopracciglia, ma le sue fresche lacrime, vere come non ne vedevo da un po’ sui campi di calcio, mi hanno illuminato, me lo hanno reso un piccolo eroe del rettanglo verde. Una volta di più per biasimare il costume del pregiudizio e una volta di più per amare, al di là delle tante storture, il calcio.
    lp

  2. Sarò impopolare ma il pianto di Miccoli non l’ho apprezzato: fosse stato un giocatore della Roma me lo sarei sbranato. Mi sta bene l’attaccamento alle origini, alla propria città (anche se non è proprio di Lecce ma delle provincia) però c’è un limite. Sei il capitano (e sottolineo il capitano) del Palermo, squadra che ti ha adottato da ben quattro stagioni e che ti ha riportato in Italia dopo la parentesi Benfica quando avevi pensato di lasciare il calcio per colpa dei numerosi infortuni. Il dispiacere è lecito, per carità, ma prima di tutto rispetta chi crede in te e festeggia ogni volta che segni un gol… e non sono certo i tifosi giallorossi.

    Giorgia

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