I vecchi

L’argomento da sempre mi provoca più di un luccicone.
Sarà che sono cresciuta con i nonni.
Sarà che mi hanno sempre insegnato a trattare le persone anziane con rispetto.
Sarà che l’emotività piagnona che mi porto appresso dall’origine me li fa pensare soli e indifesi (ed è paradossale, perché uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi anni ha per protagonista un quasi ottantenne incazzato con la vita e col mondo, che di solo e indifeso non ha proprio un piffero, cfr. http://www.einaudi.it/libri/libro/marco-presta/un-calcio-in-bocca-fa-miracoli/978880620632).
Insomma, li ho sempre guardati con un occhio interessato, i vecchi. Diciamo quasi clinico, da prima dei pianti sull’omonimo pezzo di Baglioni, orribilmente stridenti con la mia anima rockettara, ma tant’è, fa curriculum pure quello.

Intanto basta con questi termini politically correct, una persona con più di 75 anni è VECCHIA, e viva la faccia di chi riesce a esserlo senza sembrare un replicante (So a chi state pensando, maliziosetti che non siete altro. Anch’io, ndr).
Ieri ne ho incontrato un altro, della specie “pensionato vintage”. Di quelli che maledici la mattina sul bus perché aumentano l’entropia dell’ambiente, apparentemente senza un motivo valido. Virgolettato testuale: “Sono le sette e mezza, io con l’occhio ancora spento vado a lavorare/a scuola/a cercare un lavoro. Questo che potrebbe starsene comodo a casa e uscire quando i lupi hanno già timbrato il cartellino invece…” (riempite i puntini a piacere).
Oggi vorrei soffermarmi solo su un aspetto della fenomenologia del vecchio: l’abbigliamento collezione primavera estate.
Il vecchio in versione leggera porta:
1) Cappellino con visiera rimediato da un amico piastrellista, con la marca più famosa di colla per parquet. In alternativa indossa un berretto da pescatore beige, ne girano ancora un sacco della Giornata Mondiale della Gioventù del Giubileo 2000, e mi pare un bel contrappasso. In ribasso le quotazioni della paglietta.
2) Occhiale da sole anni ’70, modello Brionvega, con montatura in simil osso, rigorosamente marroni scuri.
3) Camiciola di cotone leggerissima, a maniche corte, preferibilmente celestina o rosa pallido, aperta di due bottoni, con maglietta della salute che spunta.
4) Il gilet mille tasche, vero pezzo forte dell’abbinamento, adatto per sopravvivere alla città tentacolare, modello Rambo nella giungla. Sul contenuto delle mille tasche nessuno si è mai avventurato, come d’altronde con Rambo nella giungla.
5) I pantaloni di cotone con il laccio in vita, solitamente verde militare. Ricordi del tempo che fu o rimasugli del tempo dei nipoti?
6) Calzino bianco di cotone.
7) Scarpe con i lacci. A oggi, non risultano avvistamenti di vecchi con i mocassini.
E poi c’è quel gesto. In quel gesto ci sono intere generazioni di vecchi, primo fra tutti mio nonno. Lo faceva sempre, e l’ha fatto anche il signore di ieri sul 628. Prima di sedersi, ha preso tra il pollice e l’indice la stoffa dei pantaloni all’altezza della coscia e l’ha tirata un po’ più su, scoprendo la caviglia e una parte del polpaccio. Finalmente soddisfatto, si è seduto, un occhio all’orologio con le lancette grandi, per non far tardi a qualunque appuntamento lo portassero l’autobus e la vita.
stesa

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7 pensieri su “I vecchi

  1. I lucciconi vengono anche a me. Quando ci penso, quando ci parlo, o quando li aiuto a prendere le monete dai borsellini tremanti. Ci penso ancor di più oggi. Se solo riuscisse ad abitare la sua mente per pochi secondi, quanto vorrei far leggere questo post alla mia nonna che oggi compie novant’anni tondi tondi. Sarebbe proprio un bel regalo. Grazie stesa. Per lei e per me.
    lp

  2. luigi, mia nonna (tra 20 giorni esatti 91 anni) sa che sono stefania, anche se è un nome che non collega a una persona che le è parente. forse mi scambia per una signorina simpatica che di tanto in tanto si prende cura di lei e mi parla di storie che non esistono intrecciate con fatti veri.
    a volte la attaccherei al muro, perché mi fa rabbia. altre volte mi autoattaccherei al muro, perché so che è inutile arrabbiarsi.
    sempre penso che perdere i ricordi e la memoria e la consistenza delle persone care sia una bastardata troppo grossa della vita.
    un giorno forse riuscirò anche a farci pace. nel frattempo provo a metterla sul cazzaro.
    e grazie a te.

  3. “A no’.. ma non sara’ il caso che te porti il carrello ? ”
    “Il carrello io ? E che so’ ‘na vecchia rincoglionita?”
    “beh sai com’e’ a 87 anni un po’ anziani si diventa..”
    “see mo anziani, io se ce vedessi ancora bene andrei in motocicletta”
    In motocicletta capito ? Io non ci sono mai voluto andare in moto e lei ci sarebbe andata anche a 87 anni..Fantastica..
    L’abruzzo e’ una grande terra evidentemente, ci nascono spiriti duri come la roccia del gran sasso e di una schiettezza a tratti devastante.
    Una cosa piu di tutte mi rimarra’ di mia nonna. Una sera in ospedale, quando ha capito che non si sarebbe piu’ alzata mi guarda e mi sussurra: “A piccole’, me sa che me sto’ a invecchia’ ”
    E’ una strana sensazione ridere di tristezza..
    Auguri alla nonna

  4. Ste’,
    io ricordo un vecchio novantadueenne che leggeva uno schema di Bartezzaghi della Settimana Enigmistica.
    Gli dissi:”Nonno, ma non vuoi la penna per scrivere?”
    Rispose:”No, le faccio a mente, è come se le leggessi scritte ugualmente, ma così mi tengo allenato”.
    Morirà qualche mese più tardi.

    Io lo amo ancora.

    AEL

    PS. Grazie per questo post, Stefania, è amaro e ironico come la vita.

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