Falso

Sei falso.

A Roma si dice ‘come una moneta da 3 euri’ (il plurale, come scrisse stesa, è d’obbligo).

Sei falso, con me.
Ho saputo che parli alle mie spalle, che dici cose riprovevoli per ridere, divertirti.

Sei falso, e non ti capisco.
Perché se non vogliamo parlare di etica – Dio com’è patetica ed anacronistica quest’Anna Eva che ancora cita la legge morale che kantianamente dovrebbe albergare dentro ciascuno di noi – ma, dicevo, tralasciando la coscienza, ha senso essere falsi quando c’è un tornaconto.

Sorridi falso, se ti conviene.
Sii falso, se ne trai qualcosa di utile.

Ma perché con me? Non sono importante, non sono ricca, non posso darti nulla.

E’ la gratuità del tuo animo di falso che mi lascia stupita. Che mi meraviglia.

Ci ho riflettuto, infatti.
Tu sei falso perché ti piace essere falso.
Non c’è altro. C’è una passione, un coinvolgimento, un’autoesaltazione, un compiacimento nello scoprirti falso.

E poiché per essere falso bisogna spendere più energie, occorre usare tanta memoria, atta a coprire le bugie, e vivere con la guardia sempre alzata, beh, sai qual è la novità?

Io ti stimo. Ti ammiro. Perché vivi faticando.

Invece io, che dico quello che penso sinceramente, che sono solo una, la stessa – quella che vedi davanti ai tuoi occhi e quella che sono quando non ci sei – io non tribolo. Io non sudo. Io mi alzo la mattina e sono serena.
Non faccio gli sforzi che fai tu.

Bravo, continua così. Sei forte.

 

Anna Eva Laertici

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3 pensieri su “Falso

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