Convivenza

Ed eccoci giunti alla domanda finale, quella da un milione di euro, dico, mica pizza e fichi! Allora, vediamo, qual è il momento più bello della vita di una giovine pulzella? No, non quando rimane incinta, prima. Nooooooo, non quando indossa l’abito bianco! Ho detto giovine (non accetto commenti sull’aggettivo, soprattutto dall’editore, n.d.r.)! Esatto, quando il suo lui le chiede di andare a vivere insieme! E il mio giorno più bello non ha disilluso le aspettative: viaggio romantico a Pitigliano per il nostro terzo anniversario, cena tête-à-tête, coccole e scambio di regali alla mezzanotte. Non entrerò nei dettagli perché alla fine sono anche cavoli nostri, vi basti sapere che lì, in quella camera d’albergo con i soffitti in legno, si è coronato il sogno di questa giovanissima ragazza (rinnovo il divieto al commento). Bene, dopo due mesi e mezzo il sogno diventa realtà: venerdì 3 febbraio arriva l’armadio di Mondo Convenienza (… la loro forza è il prezzo, la nostra è avere qualche risparmio da parte!), mi precipito a casa nuova per dare il cambio al mio ragazzo che, visto l’orario (12.00!) deve scappare a lavoro. Del resto lui non si diverte come me, sempre in cerca di qualcosa per mangiare, lui, poverino, si annoia con il posto fisso (Monti docet). Lo compatisco. Ma torniamo a noi, scendo dalla macchina e noto con piacere che comincia a cadere qualche fiocco. Sono emozionatissima: la neve, il giorno prima del trasloco… sembra magia! Nera, però. In meno di 45 minuti la strada non si vede più: sembra di stare a Cortina, senza i controlli della Guardia di Finanza, scappata a casa per il freddo. Il camion di Mondo Convenienza non riesce a ripartire: le ruote slittano sul ghiaccio, la bufera non accenna a calmarsi. Il mio lui arriva in piazza per prendere i mezzi e gli dicono che siamo isolati: Cristo si è fermato in Prati, altro che a Eboli.

Wow, una vacanza inaspettata, penserete voi… E invece no! Una prigionia lunga tre giorni: macchine sepolte, supermercati saccheggiati, generi alimentari di prima necessità finiti, i bambini felici… insomma un incubo a occhi aperti. E, come se non bastasse, solo stivali con i tacchi per lei perché, alla fine, “qualche fiocco di neve” che sarà mai! Scene apocalittiche accompagnano la prima bella nevicata a Roma dal 1956: autobus abbondonati in mezzo alla strada, due e quattro ruote parcheggiati come capita, ragazzi con la tavola da snowboard, tutine Colmar e Moon Boot ai piedi.

Vabbè, vista la situazione può solo andare meglio, no? No. Lunedì la mia macchina somiglia ancora a un iceberg gigante e la mia dolce metà ha 38,5 di febbre. Ok, si rimane qua, sperando di riuscire a riguadagnare la strada di casa, la vecchia casa, e recuperare almeno un paio di calze pulite. Giovedì è il giorno prestabilito: lascio il malato al calduccio e mi avventuro, destinazione Monteverde. Appena 50 metri dopo la cosiddetta piazza Igea (nessuno sa come si chiami veramente) e… zero neve, traffico che scorre tranquillo, gente in maniche di camicia! In maniche di camicia! Arrivo a via Valagussa con il finestrino aperto per il caldo e un filino di buon umore. Mangio con il mio papi, preparo la valigia e mi faccio riaccompagnare a via dei Giornalisti. Considerando che manca solo metà dell’armadio e tre scatoloni di libri mi ritengo abbastanza soddisfatta: sabato porteremo il resto. Facile a dirsi: venerdì 10 la neve torna a farci visita, più bianca e più fitta di prima. Ahhhhhhhhhhhhhhhhh! Non voglio una vita tranquilla, voglio una vita!!!!!!! Altri tre giorni a girare come topi in gabbia, aspettando il lunedì con ansia… famelica. Ho persino lavorato, per far passare il tempo! E finalmente, arriva domenica sera: dovevamo andare dai miei e abbiamo rimandato, cause di forza maggiore (siamo sprovvisti di catene), ma tutto sommato è andata… Ma, non avevo fatto i conti con il destino cinico e baro: ore 02.45, febbre a 38! Basta, ci rinuncio!

(Gpg/Giorgia)

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4 pensieri su “Convivenza

  1. Ahahahhahahhah!!!
    Mi hai fatto spaccare!

    … e cmq in bocca al lupo per questa nuova avventura. 😉

    Anna Eva Laertici
    PS. Se l’editore fa mezza battuta sull’età, je meno pure io… non preoccuparti, Giò.

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