Conservo una penna nel cassetto

Conservo la repulsione per le attività noiose che non siano definitive.
In particolare, per tre azioni frequenti: spolverare, depilarmi, mettere benzina. Il fatto che i risultati di questi lavori siano destinati a durare per un breve lasso di tempo (soprattutto per quanto riguarda il mettere benzina, la situazione peggiora vieppiù…), mi sconforta.

Conservo nel mio vocabolario delle parole terribilmente desuete. “Vieppiù” non so come mi è venuta, ma quando mi scappa qualche termine non quotidiano voglio davvero bene ai miei 4 neuroni stanchi.

Conservo la convinzione che la vita sia fatta di scelte. La vita vera, cioè. C’è anche chi non sceglie e si lascia sopravvivere. Ma oggi puntualizzo con veemenza che le scelte alla fine le fa l’individuo. Insomma, io non posso scegliere per te. Se vuoi, posso darti un consiglio. Di più però non posso fare. A difendere la tua scelta dalle critiche, o a prenderti i complimenti dal pubblico festoso, puoi essere solo tu. Siamo soli nelle scelte, ricordalo.

Conservo nel cassetto del mio ufficio una penna.
Stesa, mi ci hai fatto ri-meditare sopra tu. E voglio raccontarne la storia.
E’ vero, conservo una penna bianca, con sopra scritto in blu “S.S. Lazio 1900”.
Sì, io così romanista, con il sangue che mischia il giallo al suo rosso naturale, ho una penna della Lazio.
Era dell’uomo della mia vita, il mio mentore, il mio nume ispiratore. Mio nonno, il quale – e qui sto per fare uno dei coming out più difficili della mia esistenza – ebbene sì, era della Lazio. Anzi, peggio ancora: era prima un antiromanista e dopo un laziale.
Per carità, in realtà ci scontravamo su miliardi di differenze. Gli contestavo con forza la sua passione per Carducci, un idiota sopravvalutato. Un arido eruditonozionista. Possiamo dar credito ad uno che scriveva: “il poeta, o vulgo sciocco, / un pitocco / non è già…”?!?? Dài, è una cagata. “Vulgo sciocco” ci sarai, tu e quelli che t’hanno dato il Nobel. Dove sono i sentimenti? Dov’è lo struggimento del cuore piangente di un Pascoli? “Capirai” diceva nonno “invece è altisonante ‘o cavallina, cavallina storna / che portavi colui che non ritorna’…”. Sì, che era poesia. In quel cavallo scosso, io ci leggevo e ci leggo il vuoto di un’assenza, la fragilità del piccolo Giovanni che scopre d’essere solo come la cavallina storna…
Stefania, quando mio nonno è morto, a casa sua abbiamo trovato libri, libri, libri… e sigarette nascoste agli occhi di mia nonna (grandissimo nonno… tra l’altro abbiamo ricostruito dalle marche delle sigarette chi di noi nipoti fumatori gliele passava). E poi, duole ammetterlo, abbiamo recuperato enciclopedie della Lazio, asciugamani biancocelesti, e perfino la penna di cui sopra.

La conservo qui per ricordarmi ogni giorno che anche nell’uomo migliore del mondo ci può essere un terribile difetto. E che anche nel più acerrimo avversario, si può trovare qualcuno da rispettare, e da amare.

Anna Eva Laertici

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Un pensiero su “Conservo una penna nel cassetto

  1. cara Ael, torno ora dai funerali di Giovanni e mai, dico mai, avrei pensato di commuovermi ai canti urlati dei suoi amici di curva, che hanno riempito il piazzale della chiesa con uno striscione bianco con scritte azzurre che recitava: l’uomo più grande è colui che sa rendere grandi gli altri. a un sacerdote che dava voce a quella dei genitori che chiedevano perché hanno risposto questi ragazzi, con un gergo da curva, ma con lacrime da vita. grazie, penso che tuo nonno sarebbe stato quasi amico mio, come può esserlo una persona tanto più grande di te

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