Ostinato Oriolo

Un ettaro, e non è poco. Pietre, cerri, non è poco. Scarsi soldi e conoscenze rade (e a rate), e non è poco. Mezza famiglia pronta a fare cassa con un bel cartello ‘vendonsi’. E neanche questo è poco.

 

La casa dei nonni, in campagna, a Oriolo Romano, non è solo un ricordo. Dolce. E’ la mia vita, un pezzo grande, un ettaro, un ettaro di sfida e d’amore, un tocco di terra secca da preservare, olivi, fichi, meli, prugni, kiwi, kaki, uva, nespoli, peschi, noccioli, peri, rosmarino e salvia. Una casa povera, essenziale, penetrante, avviluppante.

 

Devo imparare a fare tutto. Sto trovando aiuti inaspettati: boscaioli, potatori, taglialegna, agronomi.

 

Sto incontrando sorrisi larghi e potenti, storie immense, sussurratori di cavalli, vecchie zappe.

 

Attrezzeria sparsa, bici bucate e veleno per topi.

 

Voglio piantare faggi, lecci e noci per Edo e Vittoria. Per me e per la terra.

 

Devo riparare la caldaia, sturare il camino e forse ritegolare il tetto. E pulire la baracca. E la cantina. E i tini. E saldare viale e pavimenti. E prendere tempo.

 

Devo convincere la famiglia che non è tutto da buttare, che non è solo sudore.

 

Vorrei provare a dire a Silvia, vorrei provare a convincermi, ci trasferiamo qui e diciamo pure addio al fottuto affitto?

 

Occorre finire la pulizia per poi sporcare con qualcosa di nuovo.

 

C’è un trattore che aspetta. Giuseppe il vicino m’ha chiesto l’ok per rippare il terreno e piantare trifoglio per il suo cavallo. Gli ho detto di sì, dice pure che il trifoglio ingentilisce il terreno.

 

Vorrei risistemare le camere e magari due affittarle per rimediare un po’ di soldi.

 

Vorrei aver osservato di più, prima.

Devo pulire le caditoie. E sistemare l’autoclave (che manco so che è).

 

Vorrei fare di questo pezzo di terra un’arca botanica, l’Arca dei Lazzeri con la E, in omaggio a uno dei cognomi più maltrattati dal Vecchio Testamento in poi.

 

Un’arca piena di vento, di fronde, di passi a piedi nudi. E con le calosce.

simone

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5 pensieri su “Ostinato Oriolo

  1. è a un tiro di schioppo da Manziana ;-),
    ci vado di corsa.
    ti capisco e ti comprendo, il punto è strategico , pensa però all’inverno. pensa alla scuola.
    non è semplice.
    il trifoglio ingentilisce la terra e sono posti belli, pieni di ricordi.
    pensa ai trasporti e ai costi dei trasporti.
    c’ha senso il cane, il coniglio e forse ci sta anche il maiale.
    ci vuole un legame saldo e una ferrea attenzione per i figli.
    non scegliere né d’estate, né tra i colori dell’autunno perché meravigliosamente ti ingannano.

  2. Hai ragione, Mario. L’inverno, la scuola, le distanze, settembre che ti inganna più di tutti, l’intesa necessaria e la complicita’ assoluta con chi condividi la scelta.. Chissa’, per ora sono solo pensieri, belli, la solita infatuazione che mi prende quando vengo qui per qualche giorno.. Eppure, O. R. per me e’ davvero IL luogo.. Chissa’.

    Se ti capita fai una corsa da queste parti che ci conosciamo meglio.. Siamo sulla strada della Mola
    Simone

  3. Ultimamente ho il cuore diviso tra il mio abituale e natale smog ed una casa nei boschi fatati e lontani. Inizio a capire com’è cominciare la giornata potendo contare su alberi da frutta, aria, olio e mediterraneo. Quando le stagioni non ti mentono, non sono un unicum di aria condizionata/termosifone, di palazzi e strade dello stesso colore. Quando ora gli agrumi non ci sono, ma ti riempio di fichi. Riesco a capire. E soprattutto riesco ad amare.
    Se hai bisogno, editò, io vengo a regalarti un ulivo per Vittoria e un castagno per Edo.
    Mi metto lì, buona buona, con l’innaffiatoio, la paletta e due semini.

    Bacio,
    AEL

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