Cinquanta sfumature di idiozia

Partiamo dall’assunto che non sono un tipo “da spocchia culturale”. Guardo, commento e leggo di tutto, a parte i Cinepanettoni. Con lo spirito liberale (nell’accezione più ampia del termine) che non contraddistingue me, ma il mio modo di vivere ogni forma di cultura, ho deciso che era arrivato il momento di avvicinarmi al fenomeno cult dell’estate: le famose “Cinquanta sfumature di grigio”! Per far capire che il mio non è un giudizio affrettato, faccio presente che ho letto l’intera trilogia (in saldo da Mondadori – e questo è stato il primo campanello d’allarme!), sperando che, con il cambiare del colore (il grigio, si sa, è u po’ tiepido), qualcosa nella trama e, più in generale, nell’architettura dei libri si evolvesse. Insomma, mi aspettavo la forza e l’intensità del nero e del rosso, citati nei titoli.

E’ quantomeno necessaria una premessa: si parlava di libri d’impatto, dove il sesso era presentato in tutte le sue sfaccettature più estreme. Bene, nella mia carriera di adolescente ho letto Harmony molto più spinti e… infinitamente più corti!

Ma andiamo con ordine: lei, una ragazzina appena laureata, conosce lui (bellissimo, fichissimo, ricchissimo, elegantissimo, acculturatissimo e tutti gli issimo che vi vengono in mente), se ne innamora e, come da copione, cerca di cambiarlo! Eh già, perché a quanto pare, anche per le donne (l’autrice è E. L. James – pseudonimo di Erika Leonard) la cosa che le donne sanno fare meglio, è cambiare gli uomini. Ora, fermo restando che non si sentiva assolutamente la necessità dell’ennesimo libro fatto di cliché e stereotipi, qui, si supera veramente ogni limite. Questo perché, non solo lei – Anastasia – si sente brutta e scialba e invece è una figa pazzesca (qualsiasi uomo incontri, le corre dietro e cerca di farsela – dall’amico di una vita, al nuovo capo) ma, senza uno straccio d’esperienza lavorativa, grazie all’aiuto del suo Christian, in poco meno di un mese, diventa anche direttore di una casa editrice. La solita raccomandata, penso io! E invece, no. Perché oltre a essere tremendamente affascinante, è pure brava. E ti pareva…

Ma il meglio deve ancora venire: dopo due incontri, lui le propone di diventare la sua sottomessa, una sorta di schiava del sesso che obbedisce a qualsiasi ordine, soprattutto nella “Stanza rossa delle torture” (e per torture s’intendono giochi sessuali). E lei, cosa fa? Accetta! E certo, starà gridando il pubblico femminile, a uno così, chi direbbe mai di no? Magari, una che è… ancora vergine! Ma vergine, vergine: della serie che, nella vita, ha dato due baci in tutto.

Intanto mi verrebbe da chiedere: cara Anastasia, dove hai vissuto la tua infanzia? E inoltre, se finora non ti si è “presa” nessuno, una domandina sarà pure il caso di farsela, no? Non stare, però, a lambiccarti il cervello, la risposta è fin troppo facile: sei una rompiballe (e uso un eufemismo, altrimenti il direttore Colonna mi azzanna alla gola!). Ma una rompiballe seria, eh! Di quelle che dicono di non essere gelose e invece controllano i cellulari dei compagni, che non vogliono spiegazioni sul passato ma si aspettano racconti dettagliati, che fanno di tutto per allontanare il fidanzato dalle sue amicizie (anche se un po’ strane, bisogna ammetterlo n.d.r.) con la scusa che è solo per il suo bene. Faccio presente che a metà del primo libro, avrei voluto ucciderla! Se penso a tutte le lamentele del mio ragazzo…

Ma la cosa più incredibile è che lui, cinico e calcolatore nonché dominatore del mondo, in meno di una settimana si lascia plasmare come un agnellino: a questo punto, è necessario aggiungere alla lista di cui sopra, anche… dolcissimo. E che palle! L’unico lato interessante del personaggio era proprio la sua perversione e lei distrugge pure quella. Anastasia, con tutto il cuore, più che un’eroina contemporanea, sembri un virus!

Lui, l’issimo, ha avuto un’infanzia molto difficile e la notte è tormentato da incubi indicibili. Perché non ne voglia parlare, sarebbe chiaro anche a un bimbo di due anni, ma non a miss Steele che lo forza in ogni modo ad aprirsi. Alla fine il “piccolo Christian” scoppia in un pianto liberatorio (lui, che non aveva mai pianto! Venghino, venghino, signore e signori alla fiera dei luoghi comuni!).

Dimenticavo, dopo un mese Mr Grey chiede alla sua dolce metà di sposarlo. Ora, quale genitore al mondo, per di più di un figlio ricchissimo e strapotente, non penserebbe a un contratto prematrimoniale, considerato che i due piccioncini si conoscono praticamente dall’altro ieri? Se state pensando “tutti i genitori del mondo”, sappiate che la risposta è… sbagliata! Anastasia, infatti, è così convinta che i suoceri dovrebbero fidarsi di lei, che per buona parte della storia tratta con leggero distacco il padre di Christian perché si è permesso di proporre un semplice accordo fra le parti. E andiamo! Pure il broncetto, no!

Vi risparmio i dettagli sul complicato quanto cretino rapimento della sorella di lui, brillantemente risolto dall’intrepida (nel frattempo) mogliettina adorante di Mister Cinquanta Sfumature, mentre mi dilungherò sui particolari legati alla camera da letto. Ho deciso di parlarne adesso perché mi sembrava giusto spiegare come, fra tante idiozie, ci si aspettasse, almeno, un po’ di pathos fra le lenzuola.

A parte il fatto che lui è sempre eccitato, ma sempre eccitato (un minuto dopo aver fatto sesso è già pronto – tanto pronto – a ricominciare… e chi vuol capire, capisca!), le cose più perverse che i due sperimentano insieme sono: qualche frustata, un dilatatore anale (qualcosa alla fine l’ho imparata) e una gabbia appesa al soffitto dove viene legata la ragazza. Per il resto, fanno sesso in tutti i posti più banali del mondo: letto, ufficio, macchina, ascensore. Conosco tanta gente che vi darebbe una pista, cari coniugi Grey! E lei, dopo vere e proprie maratone a base di preliminari estenuanti e rapporti che durano un’infinità, vuole sempre parlare (a parte rare eccezioni), per scoprire quali segreti lui le sta nascondendo. Cavolo, pure dopo ore di sesso, no! Ma non hai sonno, fame, sete, voglia di farti cinque minuti i ca… tuoi?

Ma, alla fine, dopo tutte le sciocchezze, le convenzioni e le situazioni improbabili che popolano questi esempi di “non letteratura”, quello che proprio non riesco a mandare giù, è che esista un uomo capace di sopportare una che chiacchiera a manetta, soprattutto dopo aver raggiunto la pace dei sensi!
Giorgia

 

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Un pensiero su “Cinquanta sfumature di idiozia

  1. Grazie del racconto, eviterò di perderci troppo tempo , così posso concentrarmi sul libro di Walter Veltroni… “cinquanta sfumature di rosa” !

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