Vuoto a perdere

Incontri una città di fantasmi, i tuoi.

Fai la conta dei negozi e dei luoghi che conoscevi da sempre, ormai chiusi. Ma non per ferie.

Alla Posta paghi le bollette della tua casa ormai vuota e l’impiegata ti chiede se vuoi acquistare un gratta e vinci e pensi che stia scherzando. Ti metti a ridere. Poi capisci che è vero. Che nel frattempo, quell’interminabile frattempo della tua lontananza, è successo anche questo. Alle PPTT lo stato biscazziere, l’impiegata croupier. La dignità privatizzata.

È di fronte a te, è uno dei segni del default già avvenuto. Che suona meno umiliante di quello che è: inadempienza. Debiti e impegni contratti a cui non si può più far fronte. Decenni vissuti al di sopra dei propri mezzi e al di sotto delle proprie virtù. E che ora collassano. Sai che ormai è troppo tardi, ti senti vagamente in colpa.

Ormai. Ormai, che indica il punto di non ritorno. Ormai, che non sei riuscito a trovare nelle lingue del nord.

Incontri una città di ormai.

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