Ho incontrato Chilavert

Ma è nato e vive a Tor Bella. Ha la mia età, due figli e tanta vita in
più. Fa il portiere, il borderline e lavori in muratura.

Basso, esplosivo, rabbioso e di talento. Ha anche i piedi buoni.

Il suo vizio, oltre alle Merit morbide, è la periferia.

Una promessa mancata, dicono così, un fiore che non è sbocciato, uno che
s’è perso per strada, galleggiando ai margini del professionismo, dei
soldi e della notorietà.

Portiere goleador, rigorista, punizionista. Come Chilavert, ma viene da
Tor Bella.

Ha uno sguardo a fessura, a volte sembra smarrito, s’è tolto il gusto di
irridere un campione, di far sognare i 139 assiepati sulle tribune monche
di uno stadio del viterbese, di segnare un punto a beach volley in mezza
rovesciata.

S’è fatto un panino con la mortazza che tanto lui non ingrassa, mezza
sigaretta e un rutto. E poi s’è buttato sul futuro, domani il lavoro, a
fine mese la preparazione con un’altra manciata d’appassionati.

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