banchi

non so perché il ricordo parte dal piano -1. Il corridoio lungo e buio che porta alle palestre, la bidella buona e rincoglionita, le aule che sembravano una punizione.

Il piano -1 toccava a tutte le classi, mi sembra almeno un paio di settimane all’anno, al “Giulio Cesare”. A noi della sezione L andava in sorte a maggio, col caldo porco.

se invece recupero una logica dei ricordi, salgo su al terzo piano, settembre, lo sguardo sul cortile e sulla pelata di Caio. Il nostro anno scolastico iniziava lì.

Ho tre fratelli sparsi per le superiori, dal primo anno (ora ho scoperto che si chiama I° R dove la R sottolinea la svolta riformatoria della Gelmini) alla maturità. E’ più o meno dallo scorso fine settimana che ho iniziato a nascondermi nelle loro sacche – zaino è un azzardo, cartella effettivamente è da demente -, a battere il lungotevere Oberdan, a dare sponda alle loro attese e ai ‘non mi va’.

Sono al terzo piano, è settembre, gesso e cancellino sono ancora al loro posto, i primi pomeriggi non si studia; i primi pomeriggi si studia.

Sotto il mio banco ci sono diciannove gomme spiaccicate, la sedia è precaria e quindi si presterà bene alla solita gag del cazzo quando fingo di cadere con quella di inglese o di greco; quella di greco….vabbè dài, greco

vedo i compagni, faccio fatica a recuperarli, è passato tempo. Mi mancano, non ho alcun problema ad ammetterlo, quelli che vedo ancora, quelli – la maggior parte – che mi sono perso

ma che domani già interroga? L’hai strappato dal diario il foglio del primo giorno…-1, -2, -3; alla seconda c’è fisica – educazione – e la tuta la mettono solo quelli del quarto ginnasio

ti chiamo dopo, Sissi, e mi dici i compiti; ho l’F10 color senape – era nero, lo volevamo fare giallo Lorenzo, ti ricordi?

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5 pensieri su “banchi

  1. Dolce souvenir, mi piace.

    Io di quegli anni ricordo un vocabolario pesante e una risata leggera.
    Quella che mi faceva fare perennemente la matita del mio compagno di banco. All’epoca, disegnava sempre. Oggi, invece, disegna sempre. E continua a farmi ridere e sorridere.
    Il greco l’ho scordato, lui lo sento ancora al mio fianco.

    Anna Eva Laertici
    (C&R)

  2. “ti do latino o greco?”

    sezione E.
    stesse scalette di marmo e mattoni,
    sempre lo stesso odore del gesso alla lavagna,
    più o meno… mille anni fa!

    Mario Bartolomucci

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