Il giro del cielo su due ruote

Il sacerdote cerca le parole per dare conforto. Fratello, ti sono vicina, perché l’impresa non è improba, semplicemente è impossibile.

La misura la cogli in quel volto anziano, che da piccolo ha visto la guerra, che ha inventato le sue rughe nell’aria delle colline riminesi, sui campi, nella vita.
La vita che oggi lo beffa, davanti alla bara di suo nipote.
Se già dicono che è contronatura seppellire un figlio, cos’è allora farlo con un nipote?
Un nipote amato, da tanta gente, oltre che da te, che t’ha fatto ridere tante di quelle volte… sì che era simpatico, lui.
Eccolo, il nonno, occhi lucidi, di chi ha pianto tanto quanto possono piangere i vecchi, che sono induriti dalla vita, ma non lo sono mai dalla morte, prematura, bastarda. Se ne sta in prima fila, accanto alla morosa del nipote, accanto all’altra nipotina, bella di quella bellezza che hai solo a quattordici anni, i capelli biondi, gli occhi dolci, impegnati con un dolore tanto più grande di te. E poi loro, i genitori, lo strazio da tenere a bada, davanti a tutta questa gente, neanche fosse una forma di pudore, di educazione. Non sta bene disperarsi, con tutte queste persone che sono qui per Marcolino.

La mamma scivola dal banco all’inginocchiatoio, e stavolta, per una volta, non sono le solite immagini rubate per la morbosità del pubblico: semplicemente, Rossella si siede ai piedi della figlia e del marito, come si fa quando qualcuno sta male e tu ti accoccoli davanti a lui per parlarci, confortarlo, cercare il suo sguardo anche se è basso.
Il papà sembra alla fine di una grande maratona: ha preso per mano il figlio sull’asfalto dall’altra parte del mondo, lo ha portato qui, nella chiesa parrocchiale di un paesino della Romagna, e sta per salutarlo, sfinito, forse in cuor suo consapevole di aver portato al termine il compito pesantissimo che gli è stato assegnato. Ci sarà tempo per crollare, c’è tutta la vita.

I bambini dei motoclub della zona – qui crescono a pane e benzina – fanno da ali, in tuta integrale con le protezioni e il casco, a un ragazzo che del bambino aveva perso solo l’altezza.

Uno decisamente cresciuto resta invece un passo dietro i mezzi di soccorso, non si getta nella calca: sta lì, impettito, un po’ sovrappeso nella giacca tecnica, col casco in mano.

Il coro della chiesa del paese accompagna la funzione: chitarre, bonghi, organi, e poi ragazzi e ragazze preoccupati di cantare bene, di regalare all’amico l’ultima compagnia in musica, e mamme di famiglia che perdono qualche parola per asciugarsi il viso. La zeta inconfondibile di queste parti che si fa più marcata in parole come tribolazione, salvezza, speranza.
Su ali d’aquila, cantano. E ti rialzerà, ti solleverà su ali d’aquila, ti reggerà, sulla brezza dell’alba ti farà brillar come il sole… Così nelle sue mani vivrai.

Palloncini delle feste rossi a forma di 58 riempiono l’aria tornata primaverile proprio oggi. In mezzo, un SIC color oro.
Buon viaggio, Marco, vola leggero e veloce, coi ricci al vento e il gas sempre aperto.

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3 pensieri su “Il giro del cielo su due ruote

  1. Andavo avanti nella lettura e per ogni parola che ingoiavo sapevo che c’eri dietro tu, Ste.
    So che tu sai cosa mi sta succedendo ora, e la causa sei tu. Grazie

  2. Ὃν οἱ θεοὶ φιλοῦσιν, ἀποθνήσκει νέος.

    Muor giovane colui ch’ al cielo è caro

    intanto noi siamo ancora qui
    assistiamo
    lontani un battito di ciglia dal nostro esordio
    sulla scena di un teatro
    dell’assurdo
    ancora un altro battito di ciglia

    ed è subito sera

    sipario

    Tommaso

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