Scrivi di quello che conosci

Ma anche di quello che vedi. Con lucido distacco, approccio cronastico, un
registratore.

Lo vedo sometimes/ perche’ esco di rado, alla notte
Il freddo comincia a pelare ma lui al massimo s’e’ concesso un berretto felpato sulla capoccia. Legge e aspetta, sta in piedi e aspetta, sta seduto e aspetta.

Aspetta che passi la notte. Non la sua. Quella dei peperoni, della scarola, delle carote o delle clementine.

E’ per 4/5 marrone e per 1/5 nero, anche se il buio un po’ mi inganna lui di certo non e’ peninsulare.

E fa un lavoro abbastanza infame. Veglia la frutta di un banco di quartiere, non so dirti per quanti euro. Tutte le notti.

Cassette, cassete, cassette di frutta e verdura che ‘er capoccia’ a fine giornata
preferisce o, chissa’, magari e’ costretto a lasciare all’addiaccio.
Assieme a lui, il guardiano delle mele.

Il banco nella zona gode di buon nome, qualche primizia e prezzi buoni. La
notte pero’, quando se non si dorme o si scopa o si sogna, si aspetta.. in
strada c’e’ il guardiano.

Pensierino, sono cosi’ curioso che ogni mezz’ora mi vestirei di qualcun’altro. Ma per tutti e’ lo stesso. Etichettare l’altro, di qualsiasi altro si tratti, e’ una paraculata per non complicarsi la digestione.

Citazione – Battiato da ‘Il silenzio del rumore’..

Non hai forza per tentare di cambiare il tuo avvenire per paura di scoprire liberta’ che non vuoi avere

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