Con gli stessi occhi

In certi momenti sono la stessa di sempre.

 

La passione estiva, travolgente, senza freni, che nutro per il semifreddo alla meringa della gelateria vicino al mio ex Liceo, è la stessa di quando avevo 15 anni.

Il sonno e la ricerca disperata di una calda coperta in cui avvoltolarmi che avevo stamattina, forse, sono gli stessi che avevo a 6 mesi.

La voglia che ho di giocare, no, non di giocare, ma di stravincere, trionfare, umiliare l’avversario, a biliardino, è la stessa che avevo a 18 anni. L’inutile nemico deve essere annientato con l’umiliazione del 5 a 0, che lo costringe a passare sotto al tavolino.

E quelle sere in cui pagherei per un abbraccio puro, materno, o comunque amicale, che sappia di coccole e dolcezza e che profumi in ogni caso di quel ‘ti voglio bene’ che rende sorridenti tutti, beh, in quelle sere e per quell’abbraccio io ci rivedo la stessa Anna Eva di tanti anni fa.

La rabbia che provo nel leggere una squadra bloccata negli acquisti, che pareggia in casa, che fa pena, cavolo, e presume d’esser grande, è la stessa di quando avevo 14 anni.

Ma, soprattutto, gli occhi con cui sto fissando il cielo carico e basso di oggi, forse foriero di neve, nella speranza che la mia città si ricopra di un soffice manto bianco, sono gli stessi di quando avevo 7 anni.
Roma con la neve, come quelle orribili palle di vetro con il polistirolo. Già me lo immagino il piccolo Colosseo in pietra al centro ed io che scuoto scuoto e spero che scendano lentissimi i fiocchi bianchi…

 

Fermate il tempo, buttate la mia carta d’identità e lasciatemi così. La stessa di sempre.

 

 

Anna Eva Laertici

 

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2 pensieri su “Con gli stessi occhi

  1. Tienila pure, cara mia doppia anagrammata, la tua carta d’identità, può tornarti ancora utile.

    Tanto nulla ha a che vedere con il tempo.
    Che scorre altrove.
    Mentre altrove è indifferente.

    Siamo noi che
    nel frattempo
    ci siamo distratti
    e sono passati quarant’anni.
    E poi passiamo rimanendo identici a noi stessi,
    prima che ci distraesse

    sempre quello stesso fiocco di neve
    in quella stessa orribile
    palla di vetro
    in cui per caso ci svegliammo.

  2. Tommaso, grazie.
    Nel Gattopardo si legge la celeberrima massima ‘bisogna che tutto cambi, perché tutto resti uguale’.
    Ecco, sono cambiata, sono donna, ma sono bambina.
    Ero sognatrice. E lo sono ancora.

    E sogno in quella stessa orribile
    palla di vetro
    in cui per caso ci incontreremo…

    Anna Eva

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