Peppe s’è rotto ‘na spalla

Peppe c’ha la spalla mezza rotta e oggi me lascia porta’ tutto a me. Quando fa così, lo odio.
Se l’è rotta a ‘na partita di calcetto… che poi manco me ce invita a calcetto, l’infame. Dice che so’ na pippa. E’ vero, ma che vòr di’? Se semo amici, semo amici sempre.
Poi, dico, se fai ‘sto mestiere ce devi pure sta’ attento a nun fatte male. E invece che te frega: lasci tutto ai colleghi. E io zitto, je devo pure esse riconoscente, perché qua dentro me c’ha imbucato lui.

Che lavoro, me l’avessero detto: “A 25 anni farai er becchino”. Mica c’avrei creduto. Oh, che poi nun faccio il becchino. Io so’ quello che porta er morto sulle spalle.

Peppe me l’ha detto, quanno m’ha chiamato:”E’ un settore che nun va mai in crisi” e s’era pure messo a ride, su ‘sta battuta orrenda. S’era solo raccomandato pe’ un paio de cosette: “Vestiti cor vestito che c’avevi alla laurea di tu’ cugino, insomma, con la giacca e la cravatta scure, e poi nun ride. Nun ride mai.”

E capirai che c’ho da ride oggi. Co la mia Lazio che ha perso e i cugini che hanno vinto. Con un lunedì de freddo da record. Pure la neve me mancava. Oggi non c’è niente da ridere. Sto a morì de freddo qua fuori.
E sto cojone che s’è scassato la spalla a calcetto. Je romperei l’altra, giuro.

Ma quando finisce ‘sto funerale…? Ammazza, quanto parla er prete. A parte che quando finisce uno, noi ce n’avemo n’antro. So’ 3 morti al giorno e più so’ e più me pagano.
Che poi ho visto la vedova de oggi, è grassa grassa. Fa che er marito nun era come lei, sennò ce rimetto la spalla pure io.

Poi qualcuno me la deve spiegà sta cosa: mòrono solo l’omini. Com’è che le donne ce seppelliscono a tutti? So’ 3 mesi che faccio sto lavoro, avessi visto un vedovo.

Ahò, anvedi la nipotina, che caruccia. Porella, come piagne. Me sa che je voleva bene al nonno. Amore mio, come te consolerei io. Te terrei stretta stretta… e invece niente. So’ cassamortaro e non c’ho la ragazza. Diglielo te, a ‘na pischella, che lavoro faccio.

Dovrei fa’ come Peppe, che s’è trovato una brava ragazza, e l’ha cojonata dicendole “Sai, io so’ imprenditore”. Imprenditore de che? Sei cassamortaro e me paghi pure due lire, l’animaccia tua.
Sabato sera c’è stato e ce l’ha pure detto. E noi tutti assetati di dettagli, a chiedergli com’era, come è andata… e invece lui niente. Nun c’ha detto gnente.
Mi sa proprio che questa è la volta buona che se sposa: quando un uomo non racconta i particolari zozzi, vuol di’ che sta a protegge la donna perché je vò bene.

E a me niente, me tocca restà solo con la mano destra, un po’ de fantasia e tanto tanto internet. Vabbè, buttamola sul ride: se non altro non me stanco, perché portare 3 volte al giorno ‘na cassa de legno con dentro un uomo non è mica uno scherzo.

Mamma mia, guarda quanto piagne pure ‘sta creatura. Tesoro mio, sei piccolo, e questo è il primo calcio che prendi dalla vita.
Sapessi quanti te ne darà…

E’ arrivato il momento, devo annà.
Oh, ah bello! Raccoji ‘sti fiori, che durano più delle lacrime, e meno dei ricordi, però la gente ce tiene.
I fiori più so’ colorati e più pare che la gente ce tiene.
Vabbè, ecco il momento. Devo annà.
E mannaggia a Peppe che s’è mezzo rotto ‘na spalla.

 

 

Anna Eva Laertici

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2 pensieri su “Peppe s’è rotto ‘na spalla

  1. Ael, sempre di qualità. ammazza quanto. è un post strepitoso, mi ha regalato sorrisi divertiti e amari.
    come la vita.
    arigrazie.

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