Non per spaventarvi, ma… Cooperazione alla vita (la mia!)

Articolo pubblicato sul sito InSoci della “Sapienza”:

http://www.insoci.org/?page_id=675

La mia vita nell’ultimo anno… in un articolo a (s)vantaggio degli studenti (futuri disoccupati come me) del mio corso di laurea… Cooperazione allo Sviluppo (che di questi tempi, più che i Paesi del Terzo mondo, ne avrebbe bisogno l’Italia)…

Il mio percorso universitario, come il resto della mia vita del resto, è stato particolare e, se vogliamo, potremmo definirlo “al contrario”. Dopo aver lasciato l’Università a 21 anni, infatti, mi sono messo a lavorare, ma il contratto a tempo indeterminato che avevo in un posto, diciamo, impiegatizio non mi dava soddisfazioni. Così, animato da un forte senso ideale mi sono iscritto al corso di Scienze Sociali perla Cooperazioneallo Sviluppo e nel frattempo ho lasciato il vecchio lavoro (dopo 7 anni) per avere il tempo di dedicarmi a una passione: il giornalismo. Ho preso il patentino da pubblicista nel 2008, nel febbraio2009 mi sono laureato e dopo pochi mesi ho iniziato una collaborazione in una Ong.

Sembrava tutto perfetto. E così è stato per il primo anno. All’interno dell’Ong mi sono occupato di varie attività: dalla cura di una pubblicazione alla gestione del sito internet, dalla segreteria alla redazione di brochure, dalle fotocopie (tante!) all’implementazione di progetti di cooperazione, dalla progettazione alla redazione di articoli giornalistici, fino alla partecipazione a conferenze e consessi della società civile.

Nell’ultimo anno però la musica è cambiata. Nonostante l’impegno e l’entusiasmo che mettevo in tutto ciò che facevo, i miei 1.000 euro mensili iniziavano a pesare come un macigno sul budget dell’Organizzazione. Così, dopo la pausa estiva, sono passato a part time. I due progetti che seguivo nel frattempo si sono conclusi, e con loro i finanziamenti pubblici che mi garantivano il lavoro. I continui tagli governativi alla Cooperazione hanno reso più difficile la possibilità di vincere dei bandi e di conseguenza di mantenere il personale in sede. E purtroppo il ruolo di factotum che mi ero ritagliato è finito per ritorcermisi contro. Improvvisamente non avevo più un ruolo definito, che in realtà non avevo mai avuto, ma ora era evidente (come è evidente che il nostro corso di laurea è tanto interessante quanto poco professionalizzante), e il clima attorno a me era diventato pesante. Anche perché i contratti a progetto su cui ero inserito, da annuali sono diventati trimestrali e poi mensili, finché dentro di me ho cominciato a sentirmi un peso per l’Ong. Nello stesso tempo, mi rendevo conto che ciò che meritava veramente attenzione e abnegazione non erano le attività previste né quelle realizzate, non era quello che scrivevi né come lo scrivevi, non c’erano alberi dei problemi né rami con le soluzioni. Quello che era veramente importante erano i finanziamenti perché, ovviamente, senza non c’è lavoro.

È forse per tutto questo, ma soprattutto perché a 34 (35, n.d.r.)anni ho capito che oggi ho bisogno di stabilità, degli affetti, di non pensare continuamente al lavoro e di non star male per il lavoro, che nel momento in cui mi hanno proposto di partire per seguire un progetto all’estero ho riflettuto, poi ringraziato e alla fine rifiutato.

Sono passati sei mesi (un anno, n.d.r.) e al momento faccio qualche lavoretto, sto scrivendo la tesi per la specialistica in Innovazione e Sviluppo, non so cosa farò domani e non so se ho fatto la scelta giusta. Però non ho più quell’angoscia che mi stringeva il cuore e so che la vita mi offrirà altre strade.

Skandiz

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