Di porta in porta

“Riqualificare” è il verbo del domani.

C’è gente che sa solo criticare. E poi c’è chi vi critica di rimando, toh.

In tutte le porcate commesse dai funzionari dello Stato che stanno uscendo fuori in questo periodo, ci sono due frasi che fanno male, malissimo, personalmente mi uccidono. Ovviamente, sono quelle che costoro ripetono di più:
“a mia insaputa”;
“lo fanno tutti”.
Basta, eh? Basta prese in giro. Non vi è stato sufficiente fregarci? Ci dovete pure cojonà?

GiggioErTabbaccaro mi ha cambiato la vita da quando ha affermato con sicumera che “collutorio” si scrive con una sola T.
Ora devo stare attenta a non pronunciarne due e non ci sono capace. Non è giusto, non doveva farlo.

La moglie tradita quando scherza con le amiche fa sempre battute leggere su amanti e sul sesso.
Mi chiedo se sappia. E soprattutto mi domando cosa la spinga a mostrarsi così.

Il funzionario funziona, il ragioniere ragiona, il querulo querela. Vorrei poter dire “anche a me, anche a me non va bene”. Però non mi è concesso.
Non mi va bene, ma gioco con le parole e tiro la carretta.

E ancora un “vorrei ma non posso”. Sono tempi che richiedono da me uno sforzo sarcastico che non so più dare. Si dia spazio al ghigno sardonico quando si è ormai lontani da passioni o entusiasmo. Io ho nel cuore esplosioni di sentimenti: e drammaticamente prendo atto d’aver perso lo humour nero, la battuta stronza, il politically uncorrect, e il romanissimo cinismo.

Puoi studiare, tentare d’avere una credibilità professionale, vivere senza una mano maschile accanto, puoi credere con forza in te stessa; ma ricorda, figlia mia, che non sarai mai un architetto, una professoressa, una manager, un ingegnere. Non ti vedranno mai come un individuo alto o altro, sarai sempre prima di tutto una femmina. Agli uomini basta il titolo per essere identificati, a noi no. Non sarai mai inizialmente valutata, positivamente o negativamente, per quello che fai: il primo commento sarà sempre al trucco che non va, ai chili di troppo, alle tette troppo piccole, ai vestiti inadeguati. Vale per Michelle Obama, per Laura Puppato, per Margherita Hack, per me, per te, per lei.

Lo stile per scrivere è come lo stile per vivere, può essere eccentrico o banale, ma deve essere solo tuo. Ad esempio, si nota una certa propensione di Anna Eva su il Profeta Blasfemo a finire i post con una canzone. Può non piacere, ma la Laertici è così (e poi è femmina: quindi si trucca poco, potrebbe dimagrire un po’, è generosa nella scollatura, ma comincia ad avere diverse rughe attorno agli occhi).

C’è troppa confusione, manca un’etichetta chiara, una parte netta, uno schieramento definito. Manca il prendere posizione, l’assumersi responsabilità.
Vorrei ragionare comoda per: preconcetti, pregiudizi e prêt-à-porter.

Non mi sento a mio agio con i matrimoni. Con il bouquet, il tableau, il menu, tout en français, come si sistemano gli invitati, perché quello non parla con quell’altro, mamma e papà hanno chiamato dei loro conoscenti di cui sì e no ricordo il nome, il vestito di quell’amica che è sempre esagerata sarà decente o mi farà fare una pessima figura?
Non mi sento a mio agio con i matrimoni, perché le donne si entusiasmano a quelli dell’amica del cuore. “Ce l’hai fattaaaa!”. Io sono sbagliata, perché ad ogni annuncio il mio unico pensiero è che dovrò passare un’altra giornata intera sui tacchi.
Non mi sento a mio agio con i matrimoni, perché se due si amano mi sembra un fatto molto intimo e privato.

Ad essere sinceri, non mi sento a mio agio nemmeno con gli indecisi, in particolare quelli del “passo / non passo” sulle strisce pedonali e quelli del “non sa / non risponde” dei sondaggi.

Il motorino in giro per Roma, i vestiti ancora estivi aderenti, sensualità e sorrisi, il peperoncino e l’aceto balsamico, i film scaricati illegalmente, gli addominali sulla panchina del parco e come i treni a vapore, come i treni a vapore, di stazione in stazione, e di porta in porta, e di dolore in dolore, il dolore passerà.

Anna Eva Laertici

 

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