Nel momento del bisogno…

Avviso a tutti i naviganti: questo è un post scomodo e “unpolitically correct”. Vengo subito al punto. Per mia sfortuna, o semplicemente per una questione di geni (il mio papà e la mia mamma non sono proprio dei giganti) la mia statura non supera il metro e sessanta. Il che, nella vita, non mi ha mai creato particolari problemi. A parte quella volta in cui sono stata con un ragazzo di un metro e novanta (facevamo ridere nelle foto uno vicino all’altra) o più in generale per la mia vocazione “di martello represso” sotto la rete da pallavolo. Tutto sommato nulla di preoccupante, a ben vedere. Da qualche anno, però, la mia altezza (o bassezza, che dir si voglia) si sta scontrando con alcune strutture architettoniche realizzate… per i disabili. Partendo dal presupposto che trovo assolutamente civile la creazione di bagni adatti alle persone con handicap fisici nei bar e nei locali, considero altresì corretto risentirmi quando questi ultimi devono necessariamente essere utilizzati anche dai normodotati. Mi spiego meglio: di solito il bagno dei disabili è anche quello delle donne. Come è ormai noto, il water è un bel po’ più alto (giustamente, direi!) di quello a cui in genere siamo abituate. Detto questo, per chi ancora non lo sapesse, le donne fanno la pipì accovacciate, in una posizione di precario equilibrio per non toccare i bordi della tavoletta. Bene, se però un essere umano non ha avuto la fortuna di essere concepito da una famiglia di pallavolisti (e ahimè non è il mio caso!) o di cestisti (e anche questo non è il mio caso), non può in alcun modo evitare l’inconveniente sopra citato senza rischiare di “farla fuori dal vasetto”, come si suol dire. Senza dimenticare che la porta non si chiude a chiave e solo Mister Fantastic sarebbe in grado di allungarsi tanto da tenere la maniglia e riuscire al contempo a espletare i suoi bisogni (le dimensioni della toilette, infatti, sono necessariamente più grandi).

Visto e considerato che siamo in tema di primarie e che odio quelli che si lamentano senza mai suggerire una soluzione ai problemi, ecco quello che farei io:

  1. Obbligherei i gestori a realizzare almeno tre tipi di bagni, per disabili, normodotati maschi e normodotati femmine
  2. Se proprio non è possibile perché lo spazio è angusto, dovrebbe essere imposto almeno il secondo bagno per normodotati
  3. Il secondo bagno dovrebbe poter essere utilizzato da maschi e femmine
  4. E se anche quest’ultima possibilità non è attuabile, sarebbe più corretto accorpare quello degli uomini a quello dei disabili

Il quarto punto non vuole avanzare discriminazioni di genere, ma far notare che gli uomini possono raggiungere facilmente l’altezza del water semplicemente ampliando il loro “raggio d’azione”. E non è tutto, alzi la mano chi non ha mai aperto la porta della toilette per uomini (stanca di aspettare l’interminabile fila al bagno del gentil sesso), scoprendo un poveraccio che faceva pipì dandoci le spalle! In questo modo, infatti, si risolverebbe anche il problema di dover tenere la porta chiusa. Nell’epoca di Facebook, Twitter e della condivisione convulsa, nel momento del bisogno vorrei restare sola!

Giorgia

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