Depurativo

La notte più lunga della sinistra italiana è durata un fine settimana. Io alle terme sensoriali di Chianciano, tre ore e spicci di percorso tra le 20 meraviglie, mentre a Roma si consumava la via crucis di Bersani.
Attenzione: segue racconto per metafore.

Per prima cosa ti metti in mutande.

Poi entri dentro una vasca termale con un sacco di gente e pochi posti per l’idromassaggio, che scatta a rotazione in tre diversi punti. C’è qualcuno che sa sempre dove deve essere e in quale momento, altri che girano come cani bracchi dentro l’acqua calda e conquistano la giusta posizione sempre troppo tardi.
Nella vasca salina l’alta temperatura ti toglie la pelle e si sa che il sale sulle ferite brucia ancora di più.
Attraggono, le docce emozionali, con i loro colori e aromi mischiati all’acqua. Promettono riconciliazione col mondo, ma attenzione, perché dopo il primo getto caldo e confortante, ne arrivano due gelati a tradimento.
C’è tempo per pensare, nelle due stanze dell’aromaterapia, una rilassante, l’altra energizzante: poltroncine di pelle in un ambiente completamente bianco e tondo, ma fa tanto Fantozzi nella stanza del capo galattico gran figl di putt e stai sempre sospeso tra ansia di uscire e voglia di relax.
La pausa si paga con la camminata nel fiume, due mezzi corridoi da percorrere a piedi nudi sui sassi mentre spruzzi di acqua ora calda ora fredda frustano le gambe e le piante e i talloni fanno male.
La sauna etrusca invece è un compromesso: meno umidità del bagno turco, meno gradi della sauna finlandese. La via di mezzo che ti salva quando non vuoi prendere posizioni, ma a volte non serve a niente.
E poi il melmarium: tre tipi di fango diversi con cui cospargersi a vicenda, aspettare che secchi, dieci minuti nel calidarium e poi doccia per lavare via le incrostazioni. Primo insegnamento: per quanto potente è il getto e per quanto tempo ci resti sotto, il fango non va via. È lì, quando ti asciughi il viso con la manica dell’accappatoio.

Non resta che la stanza del silenzio interiore, quattro posti dentro sedute sospese a forma di uovo, insonorizzate, dove ascoltare solo il rumore del proprio respiro e sintonizzarsi sulla propria frequenza, prima di confrontarsi con gli altri.
Chissà se un percorso depurativo avrebbe potuto qualcosa, per cose tanto sedimentate.

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