4.44

Anzio stazione, 4.44. Il silenzio e l’ora garantiscono una piu’ ampia percezione delle cose. E delle conversazioni.
Il lavoro , l’occupazione da cercare. Si ficca in ogni discorso. Forse non c’era mai stata cosi’ sentita, diffusa condivisione. Forse la scarsita’ (anche a parole, la crisi ha rotto i coglioni) e’ la benzina piu’ raffinata per accendere ogni sfumatura di empatia. E di lotta.
C’e’ chi e’ in partenza per Roma per andare ‘a servizio’. Solo due ore di lavoro di pulizia, le chiedono. 10.32 euro la paga. Totale. Il biglietto, sola andata, supera abbondante i 3 euro.
Intanto pare che a Tor San Lorenzo aprano un Pam. E al Pam assumono. Senza raccomandazione, aggiuge uno.
Tutti in carrozza. Treno gonfio. Eppure e’ prestissimo.
A quelli come me, gli occasionali, quelli che hanno lasciato moglie e figli al mare e fanno su e giu’ con Roma, i pendolari non se sa che je farebbero. Scarsita’ di posti, sul treno gonfio. E il pendolare ha piu’ diritto e c’ha ragione. Ma io non m’alzo.
Il treno viaggia. La gente chiacchiera e legge qualche giornale. Anche quello che prepariamo in redazione ogni giorno. La gente chiacchiera e legge, come sempre – quasi – solo i titoli. Di quello che provi a raccontargli nelle 30-40 righe successive se ne sbatte.

Passiamo sopra all’Appia. Treno gonfio. Puntuale.

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