Vivere

Tornato dal pellegrinaggio in quel di Rio de Janeiro, avrei voluto condividere con voi “profeti” la magnifica esperienza che ho vissuto, alla ricerca di Dio  e del senso delle cose che da sempre mi accompagna. Avrei voluto, e di certo lo farò, ma prima non posso fare a meno di pubblicare un’incredibile testimonianza del “mio essere” che, appunto, da sempre mi accompagna.

Scartabellando tra carte impolverate, nascoste sotto una pila di libri e documenti dimenticati, ieri sera, afflitto dalla canicola e dall’insonnia forse post fuso orario, ho ritrovato un vecchio tema scritto ben 20 anni fa…

 

Anno Scolstico 1994/95

Titolo: VIVERE (Versione originale)

Si sono cimentati su questo argomento fior di filosofi, teologi, e chi più ne ha più ne metta, sin dai tempi dei tempi e nessuno è mai riuscito ad esporre una tesi chiara e convincente. Perché viviamo? Chi siamo? Dove andiamo? Sono interrogativi che fanno discutere l’uomo sin dai tempi di Adamo ed Eva.

La Bibbia nel secondo Libro della Genesi riporta testualmente: <Dio all’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: non devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”>. E con queste parole il Signore Dio scacciò l’uomo per sempre dal Giardino di Eden.

Cero questa può essere una risposta ai quesiti proposti e tale passo ha avuto varie interpretazioni, a seconda delle epoche storiche (in cui l’uomo è passato nel corso dei secoli). Nel Medio-evo, ad esempio, l’uomo viveva in funzione di Dio e richiedeva il ritorno alla purezza del Cristianesimo primitivo, al suo messaggio di fraternità e uguaglianza, di povertà e amore. L’uomo medievale vede l’intervento di Dio in tutte le cose, si sente un peccatore fin dalla nascita, vive con l’ossessione del Giudizio di Dio.

Nell’arco di un secolo appena, la mentalità (medievale) muta completamente. Con l’Umanesimo l’uomo riafferma la sua libertà contro ogni genere di costrizione e di regole. Ora l’uomo viene considerato al centro dell’Universo, mentre il Medioevo aveva insistito sulla fragilità umana, conseguente il peccato originale, e sulla necessità del continuo intervento della Grazia; gli Umanisti esaltano la bellezza e la dignità di questa vita, vissuta con saggezza, senza rinnegare il divino.

Quindi, come è possibile constatare dalla Storia, alla base delle risposte dell’uomo a questi quesiti, pur in epoche differenti, c’è Dio. Dio come punto d’inizio e Dio come punto d’arrivo. Se ipotizzassimo per assurdo la non esistenza di Dio, tutto il nostro discorso crollerebbe; è infatti impossibile spiegare la provenienza dell’uomo e la sua fine dopo la morte se non ammettendo l’esistenza di Dio, o di una Forza superiore, come gli dèi per i Greci ed i Romani.

E’ un dato di fatto che più l’uomo avanza nel suo cammino, più ci si avvicina a oggi, più diventa difficile vivere. I nostri tempi ci dicono che si stanno pian piano perdendo tutti i valori e diventa sempre più difficile, per i giovani soprattutto, dare un senso alla propria vita. Questo anche perché sono andati dileguando progressivamente l’interesse per la religione, la fede in Dio, in una vita dopo la morte; in una speranza che possa diventare una luce che illumini il cammino dell’uomo in questa vita, fatta di sofferenze, di di dolore, di egoismo e cupidigia che finiscono per soppraffare i sentimenti più puri come l’amore, l’altruismo, la pace, la libertà.

Penso che mai come oggil’uomo abbia fatto passi in avanti nella scienza: con la conquista della Luna si èp tuffato nell’esplorazione dell’Universo; con la fisica ha scoperto energie prodigiose; con la biologia e la chimica sta arrivando alle basi della vita; con la psicologia ha affrontato i luoghi oscuri della propria mente, e con tutte le altre discipline è enormemente progredito. Ma io mi chiedo, a cosa serve tutto ciò se poi l’uomo non sta bene con se stesso? Se non è felice? Al mondo d’oggi tutto è portato all’esasperazione, tanto che un ragazzo non vi riesce a trovare una dimensione e così aumenta il numero di suicidi, di drogati, di ragazzi sbandati. Oggi l’uomo è vittima di una società egoista, a cui non interessano i problemi e le difficoltà del singolo, ma mira ad arricchire ingordamente sfruttando queste difficoltà.

La mente umana, rifiutando il messaggio d’amore e fratellanza annunciato da Gesù e riportato nel Vangelo, ha creato una macchina schizofrenica atta a raggiungere col denaro, con l’egoismo, con la violenza, una felicità immaginaria. Allora mi viene da pensare che l’uomo perfetto del Duemila non ha guadagnato nulla in confronto al cavernicolo che viveva una vita semplice e rozza, a contatto con la Natura, vivendo alla giornata senza problemi sul suo futuro.

Forse se non credessi in Dio mi sarei già ucciso, mentre tutti nel proprio inconscio si domandano: perché viviamo?

Andrea Scandura

Classe IV Liceo Scientifico/Sez. I – L.S.S. “Archimede”

Commento della straordinaria Prof.ssa Boccanera:

Il tuo lavoro scorre rapido e intenso; qualche improprietà nella forma. Hai ragione, sono grosse domande.

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