The answer, my friend, is blowin’ in the wind

Poniamo il caso che abbiamo un problema. E che scegliamo di condividere il problema con Cippecciòp, ma la risposta di Cippecciòp non sia quella che ci aspettiamo, anzi, sia esattamente l’opposto. Dopo ciò, si può affermare che abbiamo un bi-problema?

 

Problema:
la mamma va al mercato e compra 10 mele.
3 sono marce, perché il commerciante l’ha truffata. 1 è OGM, e non si fida a darla ai suoi bambini. 4 Le deve dare allo Stato come tasse. Con 1 ci fa una crema antirughe, perché la Società non vuole vederla invecchiata. Ma 2 le sono cadute per strada, perché è stanca morta e non ha forza.
Quanto ha speso la mamma e quanto beneficio ha avuto da tale spesa?

 

Il problema a volte è nella soluzione: quando prendo un antibiotico (e sono al decimo in 8 mesi), immediatamente penso a quel “βίος” che significa “vita” e lo contrappongo a quell’ “anti” precedente, particella così ostile e battagliera (e anti-patica). Insomma, se a un’infezione rispondo con un ammazzavita, posso essere confusa su cosa è davvero il problema, tra la malattia e la cura?

 

Pippo è amico di Paperino
Pippo è anche amico di Pluto.
Pluto e Paperino si conoscono solo grazie a Pippo.
Diciamo che una sera vadano tutti e 3 alla “Cena delle P”: P come Pluto, Pippo, Paperino e soprattutto come problema. E quello della serata è che Paperino ha combinato dei guai. Il problema stavolta è: Pippo, in quanto amico di Paperino, deve sentirsi responsabile di quest’ultimo agli occhi di Pluto? Oppure ogni individuo è responsabile per se stesso e chi s’è visto, s’è visto?

 

Se hai un problema, hai coscienza d’aver un problema (ode alla tautologia).
Ma se SEI un problema, hai uguale coscienza d’aver un problema?

 

La conoscenza comincia con una curiosità. Ed è meraviglioso. Dubium sapientiae initium. Ma se invece al dubbio iniziale, segue un altro dubbio ed un altro ancora e non si ferma la catena, come quando mangio i fichi in estate e me li devono togliere da sotto il naso, quando si arriva alla conoscenza? Anzi, almeno ci si arriva? Il problema è: e se stavo meglio all’inizio, quando avevo un dubbio solo? Quando non ero lacerata dai mille dubbi seguenti?

 

E, inoltre, è un problema o dà un senso di circolarità profonda, di strada che non porta da nessuna parte, se finisco il post proprio con la parola “inizio”?

 

 

Anna Eva Laertici

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2 pensieri su “The answer, my friend, is blowin’ in the wind

  1. Due osservazioni sul solito post acuto di Anna Eva (e ultimamente solo la mia buona educazione e un filo di ipocrisia mi fanno tacere su decine di post ottusi di amici sui social, ma lasciam perdere).
    1) Pippo è un cane, Pluto è un cane: ma uno si veste con le bretelle e guida la macchina, l’altro sta a quattro zampe e mangia nella ciotola. Perché questa discriminazione?
    2) “Se hai un problema, hai coscienza d’aver un problema (ode alla tautologia).
    Ma se SEI un problema, hai uguale coscienza…” di ESSERE un problema? L’eterna differenza, la cito spesso, tra avere ed essere.
    Stesa

  2. Ste, ti capisco: godo della stessa buona educazione di cortesia e cattiva educazione di ipocrisia, che mi fanno scegliere il silenzio sempre più spesso. Comunque, entro nel merito:

    1. io mi sono sempre risposta che Pippo è un cane che ha imparato ad allacciarsi le scarpe. Secondo me la differenza non è cosa nasci, ma chi scegli di diventare.
    2. ‘azz. Hai ragione. Suona anche meglio. Stasera ripasso gli ausiliari: “Avere ed essere, da Fromm a Stesa”.

    Baci.
    AEL

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