Delirio

Ricordo che quando si scriveva del mondo che stava fuori, un gran silenzio dominava quella stanza … Ora i cammelli sono troppo stanchi per scalare le dune del deserto e poi chissà che domani il giornale non abbia notizie migliori.

Sai?!

Ho notato che di tempo ne è già passato molto da quando è stato natale credo l’ultima volta … Forse registrare le informazioni ricevute è inutile anche perché la scatola nera non risolve il dramma di una caduta e chissà quante volte chinata sul fiume a lavar le vesti hai visto la salvezza tra il chiaro di un lenzuolo.

Ho certamente bisogno di guardarmi nello specchio per capire che domani ancor più di oggi chi si ferma è perduto ma c’è da ammettere che le lotte degli antichi erano certamente più umane di qualsiasi altra forma di rivendicazione dei nostri giorni che ora passano senza avvertirci che dicembre è di nuovo vicino.

Quanti corpi sdraiati quando gli occhi si socchiudono a cercare l’evasione dal troppo cemento che mi cade addosso … E pensare che Sandra se n’è andata e non è più tornata.

C’è un’arma che non mi ha permesso di averti anche se non ne sa nulla ma quando i miei impegni scadranno, farò in modo che tutto torni come prima perché anche la televisione giustifica le repliche delle sue storie ed io ho speso troppo perché questo poi non accada.

E i treni viaggiano ancora su tutti i venerdì trascorsi seduto al bar a contemplare su un cane che abbaia in lontananza; e perdo il controllo dei miei nervi e un ricordo da buttare quando mi alzo a dimostrare d’esser vivo ma incapace di partire.

Francesco studia cose strane perché non vorrebbe mai tacere ma l’università gli sta stretta come i suoi vestiti e i chiodi che suo padre batte sopra il legno ora fanno poco rumore.

… Se solo Sandra tornasse … Quante cose avrei da dirle; ma tutto come sempre si risolve con lo spreco di fantasia e di sguardi gettati al passato e se i tuoi biglietti ti son scaduti in mano, Sandra non parlare e non farmelo sapere.

 

 

 Delirio

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