OLTRE

Non ti avevo scordato ma ho fatto molto per far finta di averti mai conosciuto, d’averti mai parlato né, soprattutto, mai ascoltato.

Ora, sei di nuovo qui e quanto tempo sia trascorso dalla prima volta, non ha importanza né importa stare a parlare io, ora, conosco il motivo della tua visita.

Il tuo viso ha un’espressione tesa le mie gambe, mi sorreggono insicure.

Speravo che tu non tornassi invece, sei qui con l’indice puntato verso il tavolo a darmi un ordine silenzioso.

Per un momento mi capita di riflettere sul fatto di non essermi stupito di rivedere su di un tavolo ciò che da anni è stato gelosamente da me custodito in un cassetto e mai più da lì distratto poi, date le circostanze, capisco che tutto fa parte di questa assurda normalità.

Io, non so se sei un sogno o se fai parte di una verità sognata per cui, decido di ignorarti; ciò che esiste sicuramente, è quella risma di fogli con cui dovrò fare i conti.

Mi siedo ad aspettare che sia notte fonda poi insicuro, timoroso e curioso, do inizio alla lettura.

Ho una prima sorpresa nel trovarmi di fronte ad una serie di brevi racconti e non come supponevo ad un unico dettagliato resoconto.

Riordino le pagine in base alla loro numerazione e leggo; non capisco e provo a riflettere poi, ricomincio fin quando sicuro di quanto appreso, decido di andare avanti.

A volte mi capita di giungere alla fine di una singola lettura convinto d’aver subito capito quanto descritto poi, letto il titolo che qui è sempre scritto in basso dei fogli, mi vedo costretto a dubitare di ogni mia acquisita certezza e ricomincio.

Devo!

Sto leggendo di me.

Capire è importante.

Così soffrendo vado avanti decidendo anche di non andare a lavorare.

Leggendo, la mia curiosità sta avendo soddisfazione e poi, non è solo di me che si parla e ne sono contento.

Trovo ogni volta una risposta ad ogni mio dubbio ma devo andare oltre ancora più avanti fino a voler credere di poter conoscere il peso della verità e ancora di più sino l’ultima riga dell’ultima pagina.

Sorpreso, ma non troppo, capisco che c’è ancora una cosa da fare.

Il campanello della porta ti sorprende; io e la mia barba siamo fermi ad attendere il tuo invito ad accomodarci …

 

 

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