Il suo profilo migliore

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Con il suo profilo migliore comodamente appoggiato sul divano, stile country. La casa legnosa, nuova, in affitto. Qualche centimetro più giù la vecchia con i boccoli rimprovera il marito distratto, “Passa l’anticalcare!”.
Un toast, mezzo bicchiere di rosso siciliano e poi sotto col pezzo da chiudere entro l’una. L’intervista con quella giovane scrittrice lo aveva colpito, si era detto che anche lui prima o poi sarebbe andato oltre le cinquanta righe del suo giornale, avrebbe buttato nel water l’immancabile pigrizia, avrebbe poi scoperto di avere gli attributi e si sarebbe messo lì, davanti a quello squarcio di lago vicino casa.

A scrivere, senza pensare, senza sapere che strada seguire, dove arrivare. Verità, pezzetti di sé, questo voleva metterci dentro. Strappare un sorriso, una lacrima, un silenzioso ruggente “però”, da un amico, un parente, un lettore qualsiasi.

Da se stesso. Alle elementari la maestra gli riempiva i quaderni di bravissimo, la prof delle medie lo stimava più di quanto lui meritasse, mentre al liceo fece il figo per un mese dopo aver preso sei e mezzo, unico voto sopra la sufficienza in tutta la classe, ad un compito in classe.

Forse qualche sprazzo di bravura lo aveva. Il coraggio però, la disciplina, la forza di iniziare. Di guardare. Di dire. Ogni tanto si sognava, stampato in copertina, qualche soldo, un salotto buono e poi “sa, sono emergente, ma bravo”. Amava i suoi amici, il suo cenacolo di giovani penne, quante promesse nel suo gruppo di lavoro. Scriveva di politica, di sport, di gossip cultura ed ecologia. Con l’occhialetto da colto, lo chiamavano “prof”. In realtà la fatica, anche quella intellettuale, un po’ lo spaventava.
Alla fine lasciò scricchiolare le dita, falange per falange, sospirò e butto giù l’incipit. Tre passi e via dentro l’internet point a stampare il file. Carta lussuosa, novanta grammi. Salì sul tram e lo lasciò cadere, l’incipit, tra il posto sei e il sette.

Nell’ultimo periodo c’era scritto “continua?” e il suo numero di cellulare… quello che cercava, in fondo, quello che aveva sempre cercato era una pacca di incoraggiamento. E una bella storia da scrivere. E un attimo di talento.

CONTINUA

(tratto da Il Dono, racconto, di Luigi Priami e Simone Colonna, parte 1)

per la foto, www.clubtrenibrianza.it

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