Tratti di matita – Smunto e Immortale

14 Smunto e immortale

Smunto e Immortale sono una coppia di opposti complementari, reciprocamente sedotti per beffa del destino.

Lui, Smunto, è un omino basso e inutile già a prima vista, ha un capello mosso e ancora presente, ma rammollito dalla brillantina. Ah sì, sotto il naso porta un baffo alla Clark Gable eredità senza profitto di un padre assai più bello.

Lei, Immortale, spicca all’occhio per molteplici fisiche virtù. I lineamenti transgender, la voce vitrea, le caviglie ben gonfie rivestite da calze color senape e solleticate dai lembi di un pastrano quattro stagioni, dono del nonno alpino. I fianchi sono abbondanti, fecondi di maternità e salubre accumulo adiposo. Il taglio degli occhi promana fierezza, quello della bocca ostilità.

Lui accetta lei, se stesso e la vita, sottolineando con ritmiche spallucce e qualche coppia di ‘aivabbe’ come la rassegnazione sia l’unica strada per sopravvivere. Lavorava in banca, prima che la pensione gli appiattisse come una livella il suo pugno di velleità appena accennate.

Il respiro di lei, invece, non si alimenta di aria ma del prossimo, a cui necessariamente deve rompere i coglioni.

Il marito, quel povero cristo di Smunto, per lei del resto è morto da tempo. Né compagno, ne’ amante, ne’ complice, ne’ confidente. Ora, per lei lui è solo un fazendero improvvisato da mandare a lavorare quel fazzoletto di terra che le ha lasciato la famiglia, l’esecutore dei suoi capricci domestici senza senso, il custode dei suoi rancori e la spalla che conferma la bontà della sua visione del mondo.

Rompere i coglioni al prossimo, dicevamo. Per farlo Immortale ha scelto un cane ed un gazebo.

Si dice che cane e padrone viaggino all’unisono, anche nel carattere. Immortale e Omiodì si sono scelti da subito. Quel bastardello dal pelo grezzo e arruffato, ha un vezzo tanto per lei irresistibile quanto risulta sfibrante a chiunque altro: il guaito petulante. Abbaiuocola e si lamenta a prescindere, con rare parentesi da cibo, sonno e accoppiamento. Sì, Omiodì è un cane rompicoglioni come pochi. Un piacere unico, per Immortale.

C’è poi il gazebo, re e regina del florido, abusivo e condonato giardino domestico messo su col suo genio e con il sudore di Smunto. Qui, su sedie in plexiglas, ogni sera d’estate si consuma il rito della sentenza. Immortale chiede a Smunto di trovare qualche comparsa sola e affamata per un barbecue. Dopo le braci e qualche bicchiere di vino, lei fa accomodare i suoi ospiti e li costringe ad ascoltare le sue asserzioni sulle medie e mediocri verità della vita. Come si stava una volta, come sono più calde l’estati, come è corrotta la politica, come sa sollazzarti la tivù, come è molle il condominio in cui è costretta a risiedere, pieno di puttane, blasfemi e visionari. Ad ogni affermazione segue sempre la stessa domanda: “Vero, caro?”.

Smunto e Immortale sono una coppia di opposti complementari, reciprocamente sedotti per beffa del destino…

(dalla raccolta di racconti illustrati Tratti di matita, ebook disponibile su amazon.it, lafeltrinelli.it, mondadoristore, google libri, bookrepublic e altre 80 piattaforme online)

testo di Simone, illustrazione di Valerio Schiti

 

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