Norcia, 28 aprile 2010

Ricordo bene quella mattina di fine aprile, la macchina di servizio che fila veloce nei boschi delle colline umbre. I colori resi vividi dal sole alto, siamo partiti presto da Roma per arrivare qui e premiare, per il secondo anno consecutivo, questi legislatori in erba che ancora devono affrontare le scuole medie.

Ci siamo io, la dottoressa Cardarelli e Luciano, Paolo è alla guida. Andiamo a conoscere gli studenti dell’Istituto Alcide De Gasperi di Norcia, che, un anno dopo i loro “colleghi” dell’Istituto Comprensivo, hanno vinto il nostro concorso “Vorrei una legge che…” Con noi ci sono anche il sindaco, l’assessore, la preside, insieme con i senatori Agostini e Asciutti, ad ascoltare il loro lavoro, a fare loro i complimenti, a consegnare gli zainetti.

E le immagini partono proprio da lì, da me che faccio le foto alla premiazione. I bambini tutti intorno agli ospiti importanti, e un piccolo aperitivo, perché…”… poi sarete nostri ospiti a pranzo nel ristorante più antico di Norcia, sulla piazza del comune.”

I ricordi si mischiano, la macchina di servizio resta davanti alla scuola, sulla circonvallazione, appena davanti a una delle porte della città. Attraversiamo le mura e ci troviamo in un’altra dimensione, fatta di botteghe e di odori e di balconi pieni di fiori colorati. Ricordo di aver sorriso ripensando a “Non ci resta che piangere”, ricordo anche le battute scambiate con Paolo, che si raccomandava di non comprare troppi salumi, che poi la macchina si sarebbe riempita di profumi strani.

Norcineria. Chi lo dice in italiano corretto, lo fa perché è qui che nasce. Questo posto, davvero, è stato una culla per molte specialità del nostro Paese. Del mondo, direbbero quelli che non hanno paura di esagerare.
E non esagererebbero comunque, perché davvero questo territorio ha un’alchimia che non esiste in nessun altro luogo. Ricordo di averlo pensato, durante quel pranzo buono e cordiale con la preside. Accogliente e sorridente, tartufo e vino (“no grazie, sono astemia” “E io devo guidare”).

E poi la passeggiata per il corso, prima di riprendere la strada di casa, un po’ più ricchi di bello, come sempre in ogni esperienza di questo tipo che il nostro lavoro – fortunati! – ci ha regalato negli anni.

Stasera al tg mostravano le immagini degli sfollati in fila per la cena negli alberghi della costa. Dietro la giornalista un gruppo rumoroso di adolescenti, la felpa coi Minion e le schermaglie vergognose per la presenza della telecamera. Forse ho un’eccessiva propensione per il romanzato, ma mi è venuto in mente che tra loro potevano esserci quei giovanissimi legislatori di sei anni fa, in fondo l’età è quella e sicuramente di quella scuola o delle loro case non è rimasto moltissimo.

E pensare che il loro progetto di legge si intitolava “Vorrei una legge che… tuteli le opere d’arte della mia città da scritte offensive e vandaliche”.

A volte mi chiedo come lavori il destino. E vorrei rispondermi meglio.

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